Do you speak social?

Avete mai percepito l’aspetto schizofrenico dei gruppi sui social network?

kaboompics.com_Girl using iPhone mobile

Mi spiego meglio. L’idea è fantastica: ci si confronta e si condivide con centinaia, a volte migliaia di persone tra loro lontanissime, e molti contributi sono interessanti, costruttivi e indispensabili.

Ma non siamo tutti uguali!

In questi gruppi spesso si trovano post o commenti che fanno sorridere: come chi propone corsi a pagamento senza alcuna referenza, o condivide il proprio fantastico sito dove però nessuno può accedere perché è privato, o chi pretende che in due parole gli si spieghi questa o quella tecnologia o teoria educativa, meglio se  la risposta è corredata da risultati statistici completi di curva di Gauss!
Poi ci sono quelli che vogliono fare sempre polemica, quelli che sono contro a prescindere, o quelli che la devono buttare in politica.

E allora mi sono chiesta ma perché mai saranno sempre così scarsamente propositivi costoro?

Anche se non amo Facebook, gli attribuisco un’enorme potenzialità: mostra i lati oscuri dei suoi utenti. Anche i pregi, forse, ma ritengo che i lati oscuri siano più genuini, nel senso che è difficile falsarli, eventualmente se sei scaltro non li fai comparire!

Così sono andata a curiosare proprio nei profili e ho scoperto che troppo spesso le persone condividono di tutto senza interrogarsi se ciò che stanno condividendo è legale (non viola i diritti di copyright o la privacy di qualcuno), è necessario (non ripete cose già dette in maniera più che esaustiva da altri, magari delle nostre cerchie di amici), è educato e gentile (non contiene offese, parolacce, volgarità di vario genere) e non ferisce nessuno.

Ma la cosa più importante da verificare prima di postare sono le fonti! Da dove proviene la notizia che stiamo per condividere? Molti non si preoccupano di questo aspetto.

Immagine by Edutopia

Immagine by Edutopia

E’ quello che vedo ogni giorno tra conoscenti, colleghi e amici: tutte brave persone badate bene, non pericolosi criminali, ma che sono capaci di dirti che una certa notizia è vera solo perché “L’ho trovata su Internet” e a domanda “Dove?” rispondono “Non so, ma tranquilla non su Wikipedia!”. E a me viene da piangere perché penso alla fatica che faccio ogni giorno con i miei studenti perché superino tutti i misconcetti, perché imparino ad usare la Rete in modo proficuo, visto che è un tesoro da scoprire e basta saperlo usare nel modo giusto.

Come insegnante quello che mi inquieta è che la maggior parte delle persone, anche insegnanti, non solo non è consapevole di come usare la Rete e le infinite risorse che mette a disposizione, ma non conosce nemmeno le regole indispensabili!

Allora perché non costruire una CHECKLIST secondo il mio punto di vista?

  1. tenere d’occhio la privacy  (il mondo ti vede e tu non ci pensi)

Se le impostazioni della privacy non sono selezionate opportunamente tutto quello che noi pubblichiamo può essere visto da chiunque. L’impostazione della privacy può anche essere modificata di volta in volta. Attenzione se poniamo commenti e mi piace a post di altri, questi appariranno secondo l’impostazione dell’autore del post, quindi non stupiamoci se il mondo leggerà il nostro commento!

  1. commentare e non solo curiosare (vedere senza farsi mai vedere non è educato)

Ricordiamoci che quando leggiamo i post di qualcuno sui social, e ancor di più sui blog, stiamo entrando in un ambiente intimo, è un pochino come se l’autore ci avesse offerto un caffè a casa sua, credo che quindi le regole della buona educazione si estendano anche al web: se abbiamo ricevuto una informazione utile o anche solo un sorriso, lasciamo un segno del nostro passaggio, è cortesia!

  1. leggere prima di condividere (il titolo non mantiene sempre ciò che promette)

La maggior parte dei siti e dei blog guadagnano sul numero degli accessi alle loro pagine, quindi è necessario attirare più utenti possibile con titoli che vengano richiamati frequentemente dai motori di ricerca. Non è quindi raro trovare degli articoli inconsistenti e che hanno ben poco a che fare con quanto citato nel titolo o lasciato intendere dall’immagine di copertina dell’articolo.

  1. fare attenzione a cosa si condivide (le bufale sono sempre in agguato)

Periodicamente sui social arrivano notizie farlocche con diversi livelli di verosomiglianza, per scoprire se si tratta di notizie vere, false, o semplicemente superate, basta una ricerca sul web di 2 minuti al massimo. Perché dobbiamo incrementare il livello di web spazzatura solo perché la notizia ci ha colpito e vogliamo condividerla a tutti i costi?

Non esiste una regola unica. Io uso sempre siti di primo controllo: da anni mi fido di Paolo Attivissimo, giornalista, informatico e cacciatore di bufale, qui il blog, ma anche del sito bufale.net. Quest’ultimo offre anche un utile elenco di siti di cui diffidare al link. Purtroppo vengono creati continuamente siti dal nome somigliante a quello di testate giornalistiche nazionali che conducono volutamente in inganno. Basta anche scrivere nel motore di ricerca le parole chiave della notizia insieme a “bufala” e osservare attentamente i risultati. Attenzione perché spesso le bufale vengono fatte rimbalzare tra più siti trash così da aumentarne, apparentemente, l’attendibilità. Infatti molti utenti ritengono che vi sia proporzionalità tra il numero di siti in cui la notizia compare e la verità della stessa. Purtroppo non è così elementare determinare l’attendibilità di una notizia, perché è capitato – fortunatamente di rado – che importanti testate giornalistiche nazionali abbiano fatto rimbalzare notizie prive di fonti attendibili; ma è possibile almeno fare una notevole scrematura. E comunque meglio fidarsi di testate giornalistiche di chiara fama che di chiunque scriva su una qualsiasi accattivante pagina web.

  1. controllare le fonti (fidarsi è bene, non fidarsi è meglio)

Questa è la parte più difficile, perché quasi mai vengono citate le fonti utilizzate, rendendo quindi impegnativo e spesso non risolubile il problema della ricerca postuma. Non dimentichiamo che spesso i contenuti degli articoli non sono risultati di studi o ricerche ma opinioni personali dell’autore, magari anche corrette ma appunto opinioni e non dati controllabili.

  1. rispettare i diritti d’autore (il plagio resta tale anche quando è virtuale)

Tutto quello che c’è sul web è stato scritto da qualcuno, la maggior parte dei buoni articoli vengono presi e ricopiati in decine di altri siti e blog: spesso dei veri e propri furti (fate una prova appena vi capita: inserite una frase di un articolo interessante che avete trovato in un sito, e copiatelo sul motore di ricerca, se l’articolo non è recente e tratta un argomento ricercato frequentemente nel web, quasi certamente lo troverete in un altro sito, e purtroppo quasi mai riuscirete a capire chi lo ha scritto per primo). L’utilizzo di articoli o di foto è regolamentato dalle leggi sul diritto d’autore. Preferisco rimandare all’ottima sintesi offerta dal prof. Alberto Ardizzone in queste slide gentilmente segnalate su Facebook dalla prof.ssa Anna Laghigna nel gruppo La classe capovolta.

Questo è solo quello che faccio io, si può fare di meglio, ma per la nostra sicurezza e quella dei nostri studenti non si può fare di meno.

Abbiamo un tesoro sotto le nostre dita, impariamo ad usarlo!

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Questo articolo è stato pubblicato in Cittadinanza digitale e contrassegnato come , da Ida Perniciano . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Ida Perniciano

Insegna Matematica e Fisica dal 1993 e attualmente lavora all'Istituto Tecnico Agrario di Elmas (CA). Ama perdutamente il suo lavoro e crede nel potere motivazionale delle sfide, per sé come per i suoi studenti. Spera di non perdere mai la voglia di imparare. Nelle sue classi sperimenta la flipped classroom dall’a.s 2015/2016, ha due canali youtube “matematica della professoressa Ida” e “fisica della professoressa Ida” dove pubblica le lezioni pensate per i suoi studenti e un sito web professoressaida.altervista.org. Ha seguito progetti di innovazione digitale e metodologica sin dal 2005, è esperta e formatrice in ICT.

19 thoughts on “Do you speak social?

    • Grazie! far riflettere era proprio il mio obiettivo…spesso non ci rendiamo conto, io per prima, di rendere pubblici commenti o condivisioni che dicono di noi più di quello che il mondo intero è opportuno sappia. Sottolineo che anche io ancora sbaglio, questo articolo vuole essere un memorandum anche per me!

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      • Grazie Ida, credo che questo tuo articolo sia un utile memorandum per tutti. Dobbiamo abituarci – e lo so che non è facile – a concepire il web come un mondo molto più ampio, enormemente più ampio di quello che immaginiamo e con delle sue regole ben precise. Ripassarle ogni tanto non guasta!
        Grazie ancora per il tuo intervento 🙂

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  1. Grazie per l’articolo, veramente interessante.
    È proprio vero che talvolta i social tirano fuori il peggio di noi e che troppo spesso siamo frettolosi e condividiamo senza riflettere o controllare.
    Educare al corretto uso dei social sarebbe una mission importante dei docenti ma ancora troppi hanno a loro volta bisogno di essere “educati” o anche di “esserci”!
    Talvolta leggendo alcuni post nei gruppi insegnanti ci si vergogna di appartenere a tale categoria, mentre altri gruppi, soprattutto quelli più “specializzati” sono dei veri tesori, dove si possono trovare notizie interessanti, materiali utilissimi ecc.

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  2. vergognarsi…magari è un po’ pesante… vorremmo poter far vedere e apprezzare diversi punti di vista…soprattutto in merito ad alcuni social…talvolta considerati “demoni”… senza conoscerne CORRETTO uso e innumerevoli potenzialità….ma non demordiamo…:)

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    • mi dispiace Tiziana, ammetto che anche io a volte provo a volte un certo fastidio in certi gruppi, così sparisco in modo quasi inconsapevole! Sono convinta che demonizzare Facebook sia assolutamente controproducente, anzi lavoriamo proprio in direzione opposta! Non posso nascondervi però che io non lo amo.

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  3. Infatti, a volte mi trovo a parlare con dei genitori che quando sentono parlare dì Facebook fanno una faccia strana e mi dicono: “professorè, io a mia figlia, non la faccio iscrivere su Facebook!” Allora, con una santa pazienza, spiego loro che non è vietando che si educa, ma dando loro le giuste dritte e spiegando il corretto utilizzo…. POSTANDO CON LA TESTA insomma! L’articolo di Ida è interessantissimo perché ci fa pensare, ci educa …Grazie 😉

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    • Grazie Patrizia non avrei mai immaginato tale successo, proprio io che non amo FB finisce che remo a suo favore! Scherzo ovviamente, vi confesso che i miei alunni non vogliono abbandonare il gruppo chiuso nel quale comunichiamo: mi ritrovo con due ambienti per classe, FB e Edmodo!

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  4. Ottimo memorandum! Concordo che si posta e si condivide con molta facilità..perché con il web tutto e’ più veloce e le notizie sono alla portata di un click e molti di noi non hanno un’educazione digitale. Molti di quelli che condividono una notizia senza verificarne la fonte sono gli stessi che, dal giornalaio, scelgono di leggere una testata giornalistica piuttosto che un’altra. Allora perché dall’edicolante si è più critici, più selettivi di quanto si faccia sul web? La risposta sta in un’educazione digitale inadeguata, quando non del tutto assente. Io sto correndo ai ripari e questo memorandum cade a fagiolo! Grazie 😜

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  5. Grazie, gentile Ida, per l’interessante e prezioso articolo.
    Molto bella la checklist; mi piace soffermarmi, in particolare, sulla regola 2, quando dici che “vedere senza farsi mai vedere non è educato”.

    Aggiungo una cosa che si vede bene nel tuo modo di scrivere e di porti: importante è anche informare, distribuire, mettere a disposizione. Così, quando una persona realizza un’idea o una pratica didattica che potrebbe essere di aiuto per altri, è importante che la renda pubblica, magari spiegando come si fa, vincendo la timidezza o il timore di non essere stato perfetto nella descrizione.

    Alberto

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    • Grazie infinite Alberto per le splendide parole. Colgo l’occasione per ringraziarti per aver condiviso sul web la tua utilissima guida sul copyright: è anche grazie a queste condivisioni che la rete produce Cultura!

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  6. Pingback: La scuola che insegna… a scrivere per il web | docentiattenti

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