Ma tu… che bullo sei?

Oggi in classe la prof d’Italiano introduce un nuovo argomento. Non tutti siamo ferrati sulle definizioni ad esso riferite, però ognuno di noi sa a cosa si allude.

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A quel fastidioso atteggiamento che ha tanto offeso MARTA, oppure quell’insulto omofobo ai danni di CLAUDIO, lanciato come un tuono che squarcia. O quello “schiaffo virtuale” dato ad una coppia innamorata, LUCA e LUISA, che viveva un sogno d’amore, distrutto da una “rete infame”, o quelle maledette e crudeli immagini di percosse e derisioni ad un ragazzo “speciale”, ma a sentire loro “mongoloide”, che hanno fatto il giro del mondo spegnendo quel sorriso dolce, spontaneo e cristallino, SIMONE distrutto da un click!

La prof accende la Lim e i nostri occhi incollati allo schermo, vogliono saperne di più.

Il cyberbullismo

Cercatelo online! Su alcuni siti viene definito mobbing in Internet;  molti lo chiamano anche cybermobbing o Internet mobbing. Cercando, troverete che viene messo in atto mediante l’uso dei media digitali e consiste nell’invio ripetuto di messaggi offensivi tramite chat o su social network per molestare una persona.

Gli autori

I cosiddetti «bulli» o – quando strettamente coalizzati – il «branco», sono spesso persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nel quartiere o in un’associazione. Offendono, minacciano, ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro; le diffamano, le mettono alla gogna e diffondono dicerie sul loro conto. Chi ne è vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione, o – a volte – qualcosa di peggio.

Il limite

Tra scherzo e offesa il confine è tutt’altro che netto. Il cyberbullismo inizia laddove un individuo si sente importunato, molestato e denigrato. Spesso i giovani non si rendono conto delle conseguenze delle loro azioni nel momento in cui diffondono sul web immagini offensive o le inviano agli amici. In quel momento sottovalutano gli effetti del loro gesto, pensano si tratti solo di uno scherzo perché per loro non è nient’altro che quello appunto: uno scherzo! Tuttavia questi atti possono addirittura rovinare una persona, hanno un potere veramente grande, feriscono più di un coltello affilato!

L’aria comincia ad essere rarefatta, i pensieri nella mente di ognuno fanno a pugni, corrono, saltano, si accavallano. Ma sì! Sono loro, le vittime: MARTA, LUCA e LUISA, CLAUDIO e poi lui, SIMONE. I nostri occhi urlano quel nome!

Le vittime

Non c’è scampo! Le offese si diffondono alla velocità della luce e le leggono in tanti. Le vittime non hanno via d’uscita, si sentono alle strette, prigioniere anche dentro le mura di casa propria. Quelle parole che feriscono sono scritte indelebilmente online, quelle immagini sotto gli occhi di tutti, chi può cancellarle? Nessuno! La rete non perdona! Le leggono tutti, le vedono tutti, ma proprio tutti, anche quelli che non conosciamo e che vivono a molti chilometri di distanza da noi, dalla nostra comunità, dal nostro paese. Le leggono e le rileggono, le guardano e le riguardano. La vittima è in trappola, non può fare nulla, si sente impotente. Il cyberbullismo non lascia scampo, agisce silenziosamente ed occultamente – chi non è in Rete non si accorge di nulla – ma ferisce profondamente. L’anonimato di Internet permette agli autori di agire al coperto e dunque con meno inibizioni rispetto a quando autore e vittima si trovano faccia a faccia.

FRANCESCA si asciuga le lacrime che rigano il suo volto già da venti minuti, il pensiero va alla sua cara amica LUISA che stava vivendo una “favola rosa” col suo principe azzurro LUCA fino a quando inqualificabili balordi hanno scritto il tragico finale di quella favola: derisa, ingannata, violentata l’intimità di una coppia ormai alla deriva, per quelle immagini rubate e vendute al modico prezzo di tante beffarde risate.

Come si riconosce il cyberbullismo?

Le vittime, gli autori e gli spettatori di atti di bullismo in Rete hanno spesso remore a parlare. In questo modo è difficile riconoscere il problema per i familiari e gli insegnanti. Nonostante non esistano indizi facilmente riconoscibili, tuttavia vi sono alcuni segnali rivelatori che riguardano sia le vittime che i bulli. Per questo motivo il consiglio migliore è quello di stare in guardia e di parlare apertamente non appena sorge un sospetto.

Genitori, fate attenzione!

Vostro figlio vi sembra offeso, arrabbiato, afflitto? Si chiude in se stesso? Lamenta mal di testa, mal di pancia, problemi di sonno? Comincia ad andare male a scuola o addirittura non vuole più andarci? Evita le gite e altre occasioni di socializzazione coi suoi compagni? I compagni di scuola non si fanno più vivi? Notate che improvvisamente spariscono soldi o vi dice di aver perso oggetti di valore come il cellulare? State allerta!

Anche voi insegnanti!

In classe il clima è un po’ teso? Non c’è coesione tra i compagni? Gli alunni hanno un comportamento sgarbato? Alcuni alunni vengono esclusi o addirittura isolati? Si sono rotte delle amicizie? Qualcuno si comporta diversamente dal solito? Si ritira in se stesso? Si assenta spesso? Notate un calo nel rendimento scolastico? Aumento di aggressività? Questi cambiamenti possono a volte essere segnali di episodi di cyberbullismo in atto. Se avete un sospetto, intervenite!

Se il prof avesse fatto più attenzione, se avesse prestato ascolto a quell’urlo che implorava aiuto, se avesse evitato di pensare che si trattava di ragazzate, le solite scaramucce tra noi ragazzi, forse il dramma di CLAUDIO si sarebbe potuto evitare!

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Prima regola!

Le vittime di cyberbullismo non devono assolutamente rispondere alle provocazioni del bullo online, ma chiedere aiuto ai propri genitori, insegnanti o a un altro adulto di fiducia.

Misure immediate

Gli adulti devono ascoltare attentamente e non avere reazioni impulsive. Il profilo del cyberbullo deve essere bloccato e segnalato al social network in questione. Il materiale che può fungere da prova (immagini, conversazioni in chat, screenshot) va salvato e consegnato alla polizia postale. Solo successivamente va cancellato o fatto cancellare definitivamente dal gestore della piattaforma dove è avvenuta la violenza online. Se sono coinvolti compagni di scuola, gli insegnanti e il dirigente dovranno essere i primi ad intervenire e a segnalare il reato – perché trattasi di reato a tutti gli effetti – agli enti preposti, valutando eventualmente anche la gravità della cosa.

Non ha senso rimproverare o colpevolizzare i propri figli o studenti, ma bisogna far capire loro che il nostro aiuto e la nostra protezione non mancheranno. E’ importante creare un’atmosfera di sicurezza e serenità e cercare di riflettere obiettivamente sull’accaduto. Che cos’è successo? Chi è coinvolto? Quale ruolo è stato assunto da nostro figlio o dal nostro alunno? Ma sopra ogni cosa bisogna essere pazienti: le vittime hanno bisogno di tempo – e coraggio – per raccontare quello che è successo.

Inizialmente la madre di MARTA non credeva, le dava addosso pensando di fare il suo bene, scrollandola a reagire e non subire o addirittura minimizzando e sottovalutando le situazioni di estrema sofferenza che la figlia viveva. Fortunatamente, quando le amiche sono tali, non restano indifferenti e denunciano. Ebbene si!!! Io l’ho fatto!!! Ho aiutato la mia amica Marta!!

DRIIIIIIIINNNN    

Suona la campanella. La lezione è finita, ma la VITA continua e domani vi racconteremo un’altra storia, la storia del piccolo SALVO. Un po’ di pazienza e capirete di cosa stiamo parlando e soprattutto perché sto parlando al plurale!

A presto…

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Questo articolo è stato pubblicato in Cittadinanza digitale, Sicurezza in Internet e contrassegnato come da Tiziana Leto . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Tiziana Leto

Diplomata ISEF (Istituto Superiore Educazione Fisica), ha conseguito la "Specializzazione biennale Polivalente di Sostegno". E' insegnante di sostegno presso la scuola secondaria di 1° grado "Alighieri-Spalatro" di Vieste (FG). Appassionata di sport, specie quelli di squadra, da circa 25 anni si occupa di tematiche inerenti l'integrazione scolastica e sociale delle persone in situazione di difficoltà e svantaggio.

3 thoughts on “Ma tu… che bullo sei?

  1. Bell’articolo!
    Bravi, chiunque colga questi cambiamenti importanti , deve informare le famiglie a volte molto distratte e all’occorrenza segnalare ed intervenire, per il bene dell’alunno in grave difficoltà e per incentivare la denuncia e/o segnalazione di altre situazioni in atto.

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  2. Complimenti, Tiziana! Un bellissimo articolo. Oggi, non appena arrivo in classe, lo leggerò con i miei alunni. La disamina fatta e’ attenta e d’impatto e sicuramente darà adito a tanti spunti riflessivi. Restiamo in attesa della prossima storia! Non vediamo l’ora!!! 😜

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  3. Complimenti prof! Andare OLTRE …. non fermarsi davanti alle APPARENZE…. il ruolo di noi docenti nei confronti della realtà diventa sempre più complicato, delicato e “ingarbugliato” …… i nostri alunni, sempre più indifesi e sensibili, hanno bisogno delle famiglie e della scuola. Dobbiamo incoraggiarli a fare da soli, aiutarli ad essere indipendenti e insegnare loro a chiedere aiuto davanti a situazioni più grandi di loro! Dobbiamo insegnare e trasmettere quei principi che hanno fatto dell'”ominicchio”….. UN UOMO….
    Nel nostro piccolo ….ci proviamo ogni giorno!

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