Dire, fare, collaborare: strumenti di condivisione a scuola

Partiamo dall’assunto che la scuola italiana è sempre stata caratterizzata, senza polemica, da un alto livello di autoreferenzialità. Qualcuno se la sente di negare questa affermazione? Se no, allora possiamo andare avanti!

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Che cosa è l’autoreferenzialità? E’ la caratteristica di chi fa riferimento esclusivamente a se stesso, trascurando o perdendo ogni rapporto con la realtà esterna e la complessità dei problemi cha la caratterizzano (la Repubblica.it dizionari).

Nella società del Web 2.0 non si può più essere AUTOREFERENZIALI, se mai ha avuto un senso esserlo!

Infatti prima dell’avvento di Internet e dell’ampia diffusione di strumenti e device digitali era più difficile mettersi in contatto con il mondo, comunicare, condividere, collaborare.

Dunque in parte – ma SOLO in parte – l’autoreferenzialità era motivata dalla mancanza di strumenti di comunicazione, condivisione e collaborazione veloci, economici, efficienti, adeguati ma soprattutto interattivi. Gli strumenti che avevamo a disposizione una volta per comunicare, condividere e (forse) collaborare erano prevalentemente analogici e cartacei: libri, enciclopedie, dispense, fotocopie, quaderni, appunti, diari di scuola. A volte anche “tecnologici”: il telefono, la televisione, la radio, il cinema. Questi strumenti, con potenzialità limitatissime rispetto a quelli che usiamo oggi, non “invogliavano” molto, o addirittura non permettevano proprio la condivisione e la collaborazione, sebbene alcuni insegnanti ne abbiano fatto largo uso – didatticamente parlando – già all’epoca!

Diciamo pure che, a livello scolastico, la gran parte delle interazioni comunicative (il concetto di condivisione e collaborazione a scuola non era ancora così diffuso come oggi) docente-docente, docente-studente e docente-famiglie, avveniva in PRESENZA: nel corso dell’attività didattica in classe oppure in riunioni ad hoc.

Ma oggi le cose sono RADICALMENTE cambiate!

Mi torna in mente un episodio di quando frequentavo la scuola media. Allora in casa c’erano i telefoni grigi della SIP con i numeri a disco ed il lucchetto: per telefonare ad un amica bisognava chiedere il permesso ai genitori. Non ero andata a scuola quel giorno perché ammalata e chiamai una compagna di classe per i compiti (dopo aver chiesto ovviamente l’autorizzazione). Tra i compiti c’era anche una lunga poesia da imparare a memoria (all’epoca si usava ancora!) che però non era sul libro, ma era stata dettata in classe dalla professoressa (anche qui è tutto un dire!). Stetti un sacco di tempo al telefono per trascriverla a mano sul quaderno. Risultato: una spalla anchilosata per reggere la cornetta mentre scrivevo, le proteste dei miei fratelli che dovevano usare anche loro il telefono per gli stessi motivi (consultarsi con i propri compagni di classe su un problema di matematica o una versione di latino), i brontolii di mia madre perché mantenevo la linea troppo tempo occupata.

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Quali alternative avrei avuto? Andare a casa della mia amica e trascrivere lì la poesia oppure aspettare che aprisse la sola tipografia del paese che faceva fotocopie e risparmiarmi la copiatura a mano. Ma ricordate che ero malata e, inoltre, la mia amica abitava troppo lontano! L’alternativa sarebbe stata andare a scuola impreparata il giorno dopo, ma ero una studentessa troppo diligente per farlo.

Che vita difficile avevamo noi studenti di una volta!

Oggi è tutta un’altra storia!

Le tecnologie aprono le porte delle aule scolastiche, anzi le SFONDANO!

Online_Information_ResourcesMettono facilmente e velocemente in contatto gli alunni, i docenti, le classi, le scuole tra di loro e col mondo intero. Il significato di queste tre parole magiche COMUNICARE, CONDIVIDERE, COLLABORARE, importanti in tutti i contesti, ma più che mai fondamentali nel contesto di insegnamento-apprendimento in cui opera la scuola, oggi è letteralmente cambiato! Potremmo dire che – grazie all’uso delle tecnologie – il loro significato è AUMENTATO.

Si comunica, si condivide e si collabora di più che in passato, con più immediatezza e facilità, con maggiore velocità e con più efficacia. E tutto ciò apre le porte ad un nuovo sistema di trasmissione ed acquisizione della conoscenza e ad un cambiamento, oserei dire epocale, del modo di fare scuola. Per usare un termine più appropriato: una vera e propria RIVOLUZIONE DIGITALE in ambito scolastico.

Oggi uno studente che dovesse trovarsi nella situazione raccontata sopra potrebbe scegliere tra diverse semplici soluzioni: farsi inviare da un compagno di classe il testo della poesia via e-mail, Messenger, Whatsapp, o altro; farsi condividere il file (testo scritto o scannerizzato con una delle tante app per smartphone, oppure semplicemente fotografato) con Google Drive o altri servizi cloud; oppure andare a prelevare il file – che il docente avrà provveduto a caricare in anticipo – su una delle tantissime piattaforme didattiche ideate apposta per questo, cioè per creare un ponte tra chi insegna e chi impara.

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Tutto ciò è possibile grazie ad Internet ed è soltanto UNA delle numerosissime applicazioni pratiche del Web 2.0, una di quelle che ci semplifica notevolmente la vita e che rende più facile – e oserei dire più divertente e stimolante – sia il lavoro degli studenti che degli insegnanti.

E allora, come si può essere ancora autoreferenziali in un mondo così ultra connesso?

Credo sia impossibile, anche volendolo. Eppure a scuola succede ancora! Alzi la mano chi di voi docenti non ha almeno un caso da raccontare.

Bene, se succede – ed è sicuramente uno dei pochissimi ambiti lavorativi dove ancora succede – è per tre motivi:

  1. GLI INSEGNANTI SONO GELOSI del proprio lavoro, ecco perché lo fanno abitualmente “a porte chiuse” e – da un certo punto di vista – gli fa pure comodo perché così non avranno mai nessuno che potrà criticare il loro operato o rubargli le idee (ahi ahi!), ma nemmeno qualcuno che potrà apprezzare, elogiare, divulgare le loro pratiche e trarne insegnamento!
  2. GLI INSEGNANTI SONO PIGRI e non sono disposti a muovere un dito fuori dalla scuola e dall’orario di servizio. Be’, non hanno tutti i torti visto il trattamento economico che viene loro riservato in Italia. Molti non sono disposti ad investire tempo ed energie, anche minime, per prolungare la relazione educativa e formativa coi propri studenti al di fuori del tempo-spazio scuola oppure per creare una rete di formazione ed autoformazione con altri insegnanti dove condividere buone pratiche, idee e suggerimenti scaturiti dal lavoro quotidiano in classe.
  3. GLI INSEGNANTI SONO POCO TECNOLOGICI e anche se quasi tutti dotati di strumentazione ultra moderna, tablet, computer, smartphone, la usano al minimo delle sue potenzialità – come la stragrande maggioranza degli utenti del resto – non preoccupandosi di sfruttare questi strumenti potentissimi per interagire nel proprio ambito lavorativo e per impostare una didattica più innovativa e coinvolgente.

Ok, e se chi sta leggendo non appartenesse a nessuna delle categorie sopra elencate (scusate se ho calcato un po’ la mano, ma era per scuotere le coscienze!) e avesse voglia di rinnovare il suo modo di fare scuola ma non sapesse come fare?

La soluzione esiste, anzi dovrei parlare al plurale perché di soluzioni ne esistono parecchie e il problema, a volte, è proprio quello di non sapersi orientare tra le possibili opzioni valutandone pregi e difetti, l’effettiva applicabilità alla nostra situazione e rispondenza alle nostre esigenze.

Cercherò quindi di offrire un quadro generale che possa aiutare chi è completamente all’oscuro delle opportunità che la Rete offre per creare una connessione con i propri studenti e con i propri colleghi.

Innanzitutto cominciamo con l’elencare le necessità di chi coordina una rete di formazione che non deve essere necessariamente una classe di bambini o ragazzi, ma anche un gruppo di docenti o adulti che seguono un corso:

  • comunicare notizie ed informazioni
  • inviare messaggi
  • fare domande e ricevere risposte
  • selezionare e segnalare risorse interessanti
  • condividere materiali
  • assegnare compiti, correggerli ed inviare feedback
  • organizzare e gestire gruppi cooperativi
  • effettuare sondaggi

Quale strumento potrebbe rendere possibile questo? A qualche esperto della Rete  – o seguace del nostro blog – verrà subito in mente Google Drive, le cui potenzialità sono già state esposte in un articolo recente e soddisfano in larga parte le esigenze elencate.

Ma, oltre a Google Drive, esistono altri strumenti in Rete che permettono di fare tutte queste cose insieme e sono stati ideati SPECIFICAMENTE per il mondo della scuola: si chiamano Social Learning Network. Analizzando l’espressione si capisce subito che si tratta di social network per l’istruzione, cioè di piattaforme che uniscono persone coinvolte in un rapporto di insegnamento-apprendimento. Chiamarli social network può spaventare chi considera le reti sociali luoghi di distrazione e pieni di insidie. Ma dei social queste piattaforme didattiche hanno solo l’impostazione, l’aspetto e l’immediatezza d’uso, per tutto il resto sono dei veri e propri spazi virtuali protetti pensati per la didattica, dove anche i bimbi possono navigare in sicurezza senza correre il rischio di fare brutti incontri. Sono inoltre strumenti gratuiti, perlomeno nella versione base, che consente comunque di compiere un gran numero di operazioni.

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Cosa si può fare su questi social learning network?

  • creare classi virtuali ed invitare i propri alunni ad iscriversi senza bisogno di un indirizzo e-mail, ma generalmente grazie ad un codice personalizzato che il programma genera in automatico per la classe a cui si intende iscriversi (su molti SLN si possono iscrivere anche i genitori)
  • interagire con la classe attraverso una bacheca in cui si possono inserire post e allegare foto, link e file di vario genere, oppure attraverso un servizio di messaggistica privata
  • creare sondaggi all’interno della classe
  • condividere materiali didattici di vario genere con gli alunni ed archiviarli in spazi appositi ordinandoli in cartelle
  • assegnare compiti e test “autocorreggenti” da svolgere online con la possibilità di un feedback immediato per lo studente
  • creare le condizioni per far lavorare in maniera collaborativa gli studenti e farli interagire sulla piattaforma stessa
  • usarli come piattaforme per la flipped classroom

Queste sono solo alcune delle possibili applicazioni dei SLN che ogni docente, a seconda del contesto in cui si trova ad operare, personalizzerà a suo piacimento, non prima di aver esplorato la piattaforma prescelta e, magari, simulato la gestione di una classe iscrivendo anche due soli alunni fittizi, proprio come ho fatto io quando ho cominciato ad usare questi “spazi didattici virtuali”.

Insomma, un po’ di pratica e di conoscenza degli STRUMENTI è necessaria se si vuole mettere su un’ORCHESTRA!

Tra le piattaforme globalmente più note e diffuse – oltreché storiche – troviamo Edmodo e Schoology, entrambe made in U.S.A. La prima ha rilasciato recentemente la versione in italiano, mentre la seconda esiste solo in inglese. Sono due piattaforme veramente complete, considerato anche che esistono già da molti anni e hanno un numero di utenti elevatissimo in tutto il mondo. L’interfaccia grafica di Edmodo, ma anche la sua più semplice impostazione la rendono particolarmente adatta per la scuola primaria, mentre Schoology, un po’ per il problema della lingua, un po’ per la maggiore complessità è più indicata a partire dalla scuola media.

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In Italia però non siamo stati a guardare e, visto il successo di questi SLN d’oltreoceano, sono nate di recente delle piattaforme tutte made in Italy. Il che significa, nessun problema con la lingua, ma soprattutto un’impostazione tagliata su misura per la strutturazione e le esigenze della scuola italiana.

In particolare vorrei segnalare Socloo e Fidenia, soffermandomi su quest’ultimo SLN.

maxresdefaultDa quando Fidenia è stato lanciato, poco più di un anno fa, è entrato già in moltissime scuole italiane riscuotendo gran favore tra gli insegnanti tanto da essere utilizzato, recentemente, anche per la formazione degli Animatori Digitali in molte regioni d’Italia. Oltre alle funzioni classiche di una piattaforma e-learning, Fidenia offre la possibilità di utilizzare QuestBase, un programma per generare quiz online (anche stampabili) in maniera facile ed intuitiva. Ed ancora permette di realizzare dei veri e propri e-book grazie all’applicazione integrata ePubEditor che solleticherà la vena creativa dei vostri alunni (ma anche la vostra) coinvolgendo competenze diverse per la produzione di risorse multimediali di grande effetto.

Io, al vostro posto, andrei ad iscrivermi subito!

Anche Google ha la sua piattaforma dedicata che si chiama Google Classroom, ma è disponibile solo per le scuole che usano le Google Apps for Education, una suite di strumenti messi a disposizione gratuitamente da Google per le istituzioni scolastiche. L’accesso è effettuato in maniera centralizzata da un amministratore per conto della scuola. Al contrario, per creare una classe su Edmodo, Schoology, Socloo o Fidenia ci si può iscrivere come singolo docente e procedere anche autonomamente. In un momento successivo, qualora ci fossero più classi della stessa scuola iscritte alla piattaforma, si potrà decidere se effettuare l’upgrade per accedere a tutta una serie di servizi aggiuntivi dedicati alla gestione delle classi dell’intero istituto.

Ecco, ora il quadro è completo, o quasi! Non resta che smanettare un po’ su queste piattaforme  o seguire i tutorial ad esse dedicati (ne ho raccolti alcuni QUI), o ancora partecipare a qualche discussione che sovente nasce sui gruppi Facebook di docenti che le utilizzano. C’è tutto il tempo per prepararsi a partire alla grande per prossimo anno scolastico, bisogna solo studiarsi un po’ il percorso e il gioco è fatto!

E allora cosa stiamo aspettando? Nelle nostre aule scolastiche diciamo addio all’autoreferenzialità e spalanchiamo le porte alla socialità!

BE SMART…  BE SOCIAL 😉

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Questo articolo è stato pubblicato in Applicazioni, Condivisione, In classe, Strumenti e contrassegnato come , , , da Chiara Spalatro . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Chiara Spalatro

Insegnante di lettere nella scuola secondaria di 1° grado "Alighieri-Spalatro" di Vieste (FG) e appassionata di tecnologie, è da sempre alla ricerca di metodologie didattiche innovative e coinvolgenti per appassionare i propri alunni. Dal 2011 ha cominciato ad utilizzare le ICT per “vivacizzare" il proprio modo di fare scuola. Da allora è diventata anche formatrice e oggi è Animatrice Digitale del suo istituto. Fan della flipped classroom, ha iniziato un percorso sperimentale nell’anno scolastico 2015-2016 in una seconda media. Le sue lezioni si trovano su laclasseattiva.altervista.org

11 thoughts on “Dire, fare, collaborare: strumenti di condivisione a scuola

  1. Sono d’accordo con te Chiara, grazie per queste informazioni così precise. Anch’io ho una simpatia particolare per uno di questi SLN, magari scrivo anch’io un articolo e ti rivelo quale e perchè. Anzi, lo scrivo subito 😉

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  2. Pingback: A scuola con Fidenia | docentiattenti

  3. Pingback: In rete… si parla di Fidenia! : Fidenia – Il social learning italiano

  4. Grande Chiara come sempre! Hai un talento: nei tuoi articoli ho sempre la certezza di trovare una riflessione arguta, oltre una sintesi precisa e documentata! Brava, brava, brava

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  5. Pingback: Forte il video della prof! | docentiattenti

  6. Ciao Chiara, ciao “docenti attenti”. Sono Valeria docente di Italiano nella scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri di Caserta. Ci siamo conosciute a Bari, al meeting “Docenti Virtuali”. Da circa tre mesi sono formatrice nei corsi per i docenti del Team digitale. Ho aperto diversi blog per condividere con i colleghi materiale di studio e di approfondimento. In cima ad ogni mio blog ci siete voi; vi segnalo tra i blog che seguo, come esempio di buona pratica e di collaborazione fattiva tra colleghi. A volte rimando direttamente alle pagine del vostro blog anche i miei corsisti; mi faceva piacere comunicarvi che vi “sfrutto” alla grande perché siete grandi. Spero non vi dispiaccia.
    Grazie per il lavoro che svolgete. Non siamo soli!

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    • Carissima Valeria, rispondo anche al nome del team dell’innovazione della mia scuola, nonché di tutti i collaboratori (presenti e futuri) del blog docentiattenti… “Siamo felicissimi che il nostro lavoro possa essere utile ad altri colleghi e che anche da parte vostra ci sia lo stesso spirito di collaborazione e condivisione che “anima” noi e che ci ha spinti ad aprire questo blog!!! E’ in assoluto il miglior risultato che potessimo aspettarci!!! Proprio quello che volevamo quando abbiamo accettato la sfida di entrare nel team dell’innovazione… “Animare non solo il nostro istituto, i nostri colleghi, ma tutti quelli che come noi credono e sperano in un profondo cambiamento e rinnovamento nel mondo della scuola e in un suo adeguamento ai tempi moderni e alle esigenze dei nostri ragazzii!! Grazie Valeria, grazie per la tua apertura, per la tua lungimiranza, per il tuo apprezzamento, grazie per averci dato, con le tue bellissime parole, una spinta ad andare avanti sempre meglio 🙂 AD MAIORA

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  7. Valeria… grazie di cuore per le tue parole!! Facciamo del nostro meglio …ma tanto abbiamo ancora da imparare …e in questo la condivisione è ingrediente prezioso! Posso suggerirti di modificare l’avatar del tuo profilo sul nostro blog?? Anche io ero presente al Meeting di Bari…e vorrei salutarti riconoscendoti ;))))) Un abbraccio 🙂

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  8. Pingback: Comunicare, condividere, collaborare – DxD Scuola digitale

  9. Grazie Chiara per il tuo blog, ne ho condiviso il link nella pagina del materiale didattico della registro elettronico della scuola dove lavoro. Sono d’accordo con te e credo nell’efficacia della tecnologia applicata alla didattica.

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