Immaginare, sperimentare, innovare

Tre parole chiave a partire dalle quali vi propongo la mia riflessione appena rientrata dal Convegno “Didattiche 2016” tenutosi a Rimini l’11 e il 12 novembre.

convegno-2016

Il gruppo dei partecipanti al Convegno con un ospite d’onore, il prof capovolto Maurizio Maglioni

Che la formazione sia un’occasione di messa in discussione e di crescita lo sappiamo da sempre, che sia un dovere professionale pure, un diritto anche (sebbene alcuni dirigenti pensino piuttosto ad una “concessione”!), un voler investire nelle persone per la possibilità di cambiare, di migliorare, di condividere idee e suggestioni, di lasciarsi andare alle sollecitazioni e avere voglia di provarci ancora…


Un’esperienza di formazione coinvolge a tutto tondo, lo dico e lo sostengo. È quello che da qualche tempo viviamo nella nostra scuola, non solo quella di Vico ma, come mi piace sempre più pensare, quella del Gargano intero, da Vieste in poi (con una puntatina a Campobasso), un territorio straordinario, per tanti versi ancora da scoprire e da valorizzare.

E da dove cominciare se non dalla scuola?

Se non dalla necessità di fornire gli strumenti, conoscenze e competenze, ad ogni singolo bambino perché diventi un adulto capace di stare al mondo, di dare senso e valore alla propria esistenza e a quella degli altri?
Certo, sono tra quelle persone che hanno piacere di immaginare altri orizzonti, altri scenari, altre possibilità, di quelle persone che sognano e lavorano sodo per realizzare i propri sogni, alla continua ricerca di quello che può essere più utile, più efficace, più adeguato alle esigenze di educazione, istruzione, formazione di chi alla scuola si affida.

E in questo immaginare e cercare spesso mi ritrovo nella condizione di rischiare, di trasgredire non tanto le regole quanto le abitudini, quella cosiddetta normalità tanto rassicurante. Ed è bello ritrovarsi con gli insegnanti, quelli più tenaci e forse temerari quanto me, quei docenti – e non solo della mia scuola ma che intorno ad essa si ritrovano –  che rappresentano l’avanguardia educativa, che all’immaginazione e alla ricerca danno forma e sostanza, che ti danno fiducia e si lasciano coinvolgere nello sperimentare percorsi e scelte, si lasciano contagiare dal piacere di avventurarsi per strade non battute, difficili da percorrere ma entusiasmanti per quello che si scorge… e la speranza di futuro riemerge, dietro un sorriso, uno sguardo, una carezza!

Certo è complicato e ancor di più scomodo, ma…

  • Come si può continuare a proporre agli alunni di oggi la scuola che abbiamo frequentato noi?
  • Come non pensare agli adulti che saranno e a quello che dovranno saper fare tra 10-15 anni, in una società multiculturale, digitale, complessa?
  • Come ottenere gli apprendimenti sperati se non coinvolgendoli attivamente nella relazione educativa e didattica?
  • Come sconfiggere l’individualismo se non sperimentando la forza che viene dalla collaborazione?
  • Come imparare a lavorare insieme se non imparando il rispetto e il valore delle differenze?
  • Come raggiungere le menti se non passando dal cuore?
  • Come fermarsi all’aula invece di progettare ambienti di apprendimento adeguati e facilitanti?

“Ogni bambino si butta nell’acqua che trova”

E allora un po’ di CORAGGIO, a partire dai dirigenti che devono essere capaci di immaginare, di andare oltre gli schemi, di proporre altre vie, provocare! I dirigenti devono “sentire” la scuola e farla “sentire”.
La sfida educativa deve essere raccolta e può avere esiti positivi se si diventa promotori di quella innovazione dovuta e attesa, se si stimolano processi di didattica attiva e inclusiva, che integrino i vantaggi dell’utilizzo delle tecnologie con quelli dell’apprendimento cooperativo, come ad esempio nella flipped classroom.
Oggi più che mai, la responsabilità del dirigente, e non solo, deve essere esercitata al massimo livello, perché il diritto di futuro e il diritto di cittadinanza non siano preclusi ad alcuno, perché la libertà non è scontata mai!
Mi dispiace pensare che, per partecipare al Convegno di Rimini, tanti insegnanti hanno dovuto scontrarsi con la resistenza dei loro dirigenti e fronteggiare l’incomprensione – quando non lo scherno e l’ilarità – dei loro colleghi.
Sono contenta di aver condiviso e goduto, con 48 docenti della nostra scuola del Gargano, l’esperienza e il clima effervescente del convegno Didattiche 2016 a Rimini.
Una riflessione e insieme l’emozione che sintetizza la mia attuale condizione: la gioia di essere al servizio della comunità scolastica e il piacere di sentirsi utile e… controcorrente, irrequieta e alla “ricerca della bellezza e della felicità”. 😉

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3 thoughts on “Immaginare, sperimentare, innovare

  1. Ben detto preside! Come si può continuare a proporre agli alunni di oggi la scuola che abbiamo frequentato noi? Come non pensare agli adulti che saranno e a quello che dovranno saper fare tra 10-15 anni, in una società multiculturale, digitale, complessa? Io son sempre più convinta che il nostro è un mestiere difficile e complesso, ma se passa dal cuore è a dir poco UNICO e ricco di soddisfazioni. Ogni volta, che torno dai convegni e, tra i banchi di scuola, il mio sguardo incrocia degli occhi pieni di curiosità, si riaccende in me la speranza di fare di più e meglio; ma ogni volta, che tra i banchi scorgo degli occhi annoiati e demotivati, beh, in quei momenti vorrei trasformarmi in un docente dai super poteri, per riuscire a dare loro degli strumenti utili per vivere un futuro da protagonisti, capaci di vivere e affrontare le vita, nel modo migliore possibile con occhi pieni di stupore, di meraviglia e di amore. Questa è la MISSION dei docenti, questa è la mia MISSION! 😉

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  2. Certo è che quando si torna da un convegno, specie se pregno di contenuti reali, si torna a scuola con maggior grinta e voglia di “fare”, di passare “il testimone”…
    Il nostro mestiere è uno dei mestieri più belli che ci sia e non sono affatto d’accordo sulla “missione”, questa lasciamola ai francescani, alle suore, etc… cioè a chi nasce sul serio con quella vocazione. Il nostro è un mestiere che abbiamo scelto di intraprendere e come tale va svolto nel migliore dei modi.
    I modi, pare, che tutti dovremmo intenderli in una parola sola: “INCLUSIONE”. Detto ciò, mi spiace che il tuo sogno sia quello di trasformarti in “un docente dai super poteri, per riuscire a dare loro degli strumenti utili per vivere un futuro da protagonisti”.
    Perché, quando scorgi degli occhi annoiati e demotivati, è proprio allora che non è tempo di sognare ma di “AGIRE”.
    In classe sei tu il protagonista, se i discenti si annoiano vuol dire che non hai scelto un buon soggetto, un buon copione, da renderli protagonisti… BASTA CAMBIARE COPIONE, mettersi in discussione… ADESSO… senza sognare…
    Vedrai che, a mano a mano, darai loro i tuoi strumenti, quelli che hai nel tuo bagaglio… sperando che non siano da “accordare”…
    Il FUTURO è ADESSO senza essere dei “missionari”.

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