Capovolgere la classe in 10 mosse

Questo è un articolo capovolto, un NON articolo.

Vi aspettate che parli di come funziona una classe capovolta e soprattutto di cosa fa l’insegnante in una classe capovolta? Ebbene, non lo farò! Parlerò invece di cosa l’insegnante non fa più. Leggendo tra le righe, però, troverete le informazioni che cercate: ecco un vero compito sfidante!

Qualche mia referenza vi rassicurerà sul mio stato mentale, nel caso dopo quest’introduzione mi abbiate preso per matta.

Insegno italiano e storia in una scuola secondaria di primo grado, sono animatrice digitale e ho un’esperienza ventennale di insegnamento cominciata in un istituto professionale.

Capovolgo la classe da soli due anni. Non ho avuto titubanze: nel preciso istante in cui mi sono sentita pronta ho stravolto completamente il mio modo di insegnare – in verità già poco convenzionale – nella speranza di condizionare, in positivo, anche il modo di apprendere dei miei alunni.

La flipped classroom mi ha affascinato da subito perché, a prescindere dall’uso delle tecnologie, è un metodo attivo, basato sul protagonismo degli studenti e sulla loro responsabilizzazione.

Detto questo, ecco a voi…

LE 10 COSE CHE L’INSEGNANTE CAPOVOLTO NON FA PIÙ

Come è ormai noto a tutti,  capovolgere la classe significa anticipare il momento informativo, quello della trasmissione dei contenuti, a casa. Per intenderci la classica lezione frontale scompare. Nella classe capovolta non si spiega l’argomento, al massimo se ne dà un assaggio, e si rimanda l’alunno alla visione di materiali ad hoc – generalmente video, ma non solo – condivisi dal docente sul suo sito o in una piattaforma didattica online.

Nella flipped classroom la classe cessa di essere il luogo del primo accesso all’informazione e diventa, invece, il luogo privilegiato della problematizzazione.

Non si può negare che la lezione frontale stia diventando sempre più inefficace perché i tempi di attenzione degli studenti vanno riducendosi. Non lasciamoci ingannare da alunni che sembrano attenti, potrebbe trattarsi semplicemente di uno stato di veglia ben camuffato. L’attenzione è qualcosa di molto più complesso e difficile da ottenere, soprattutto in mancanza di motivazione. Tornando a casa, lo studente distratto avrà difficoltà a riprendere in mano le fila della lezione, magari a distanza di giorni, e finirà per arrendersi non studiandola oppure – nella migliore delle ipotesi – chiedendo al prof di rispiegarla. Anche gli assenti potrebbero richiedere una ripetizione della spiegazione. Tutto tempo perso!

Nella flipped classroom non c’è bisogno di rispiegare perché i contenuti sono sempre disponibili online, il loro accesso è libero e possibile sempre e ovunque.

Tradizionalmente i compiti sarebbero il momento dell’applicazione delle conoscenze e dell’esercitazione sui contenuti trasmessi (e presumibilmente compresi) la mattina a scuola. In realtà i compiti sono il momento in cui l’alunno, da solo, è messo alla prova e deve risolvere un problema. Questo è il momento più critico di tutto il processo di apprendimento, il momento meno inclusivo, perché chi non ha gli strumenti per affrontare i compiti farà fatica a farli o non li farà affatto. I compiti a casa generano disuguaglianza e frustrazione. E poi oggi si copiano facilmente con Whatsapp. I compiti a casa, intesi nel senso tradizionale del termine, non servono a niente, soprattutto quando sono tanti e non vengono corretti il giorno dopo a scuola!

Nella flipped classroom non si assegnano compiti, ma la visione di materiali che contengono le informazioni indispensabili per conoscere un argomento. Tutt’al più si chiederà allo studente di svolgere semplici esercizi di verifica della comprensione o di realizzare una mappa concettuale. Appuntarsi le domande e le curiosità che sorgono durante la visione dei materiali è d’obbligo. Queste saranno lo spunto per iniziare la fase operativa della lezione il giorno successivo in classe.

Viene da sé che se non assegniamo compiti non dovremo neanche controllare che gli studenti li abbiano eseguiti. Trovo didatticamente inefficace il sistema di insignire del ruolo di controllore dei compiti un alunno e di fargli stilare tabelle con SI’ e NO che poi forse non verranno neppure guardate! Serve solo a far sapere agli alunni che abbiamo la situazione sotto controllo e che gli conviene fare il loro dovere se non vogliono essere puniti con una insufficienza, peraltro immotivata.

Nella flipped classroom non si perde tempo nel controllo dei compiti, ma si investono i primi preziosi minuti della lezione in un brainstorming sull’argomento che servirà al docente per capire chi l’ha vista e compresa e chi no, e per chiarire eventuali dubbi. Insomma un vero e proprio “riscaldamento” prima di passare alla fase laboratoriale.

Studiare in una classe capovolta è di solito molto coinvolgente. Non visionare i materiali a casa e non eseguire i brevi test correlati significa non poter partecipare attivamente ai laboratori proposti il giorno dopo in classe, e soprattutto non essere in grado di offrire un valido contributo alle attività di gruppo. L’insegnante non dovrà più fare ramanzine agli alunni perché il peggior rimprovero essi lo riceveranno dai compagni.

Nella flipped classroom si lavora abitualmente in gruppo. L’alunno che non guarda i materiali a casa viene invitato a guardarli in classe assumendo una posizione isolata rispetto al resto dei compagni. La situazione, risultando sgradita a chi la subisce, di solito non si ripete.

L’ultimo posto dove troverete un docente capovolto è la cattedra. Il suo posto è in mezzo ai banchi, alle isole, ai gruppi, ai cerchi. Come potrebbe osservare da vicino gli studenti, consigliare strategie, rispondere ad interrogativi, segnalare errori, guidare alla risoluzione di problemi, fissare concetti, fare da regista, incoraggiare, incitare, ispirare seduto alla cattedra?

Nella flipped classroom il setting dell’aula deve essere funzionale allo svolgimento di attività cooperative. Il classico schema, adatto alla lezione frontale, viene stravolto e adattato, di volta in volta, alle diverse tipologie di laboratori in atto. In questo spazio ridisegnato anche la cattedra perde la sua centralità, così come la perde l’insegnante.

Se c’è una cosa che è deleteria per lo studente e per la classe è l’interrogazione intesa in modo classico. Pensiamo cosa avviene quando il docente esordisce dicendo: “Oggi interrogo!”. Buona parte della classe non ha studiato, quindi cerca in tutti i modi di “diventare trasparente”. Quando il prof nomina i prescelti, il resto della classe tira un respiro di sollievo e può dedicarsi ad altre attività (controllo notifiche, chat col fidanzato, tris col compagno di banco, sonnellino), sempre che gli interrogati non si giustifichino o che non si becchino un “impreparato e a posto”. Allora la tensione risale e ricomincia la lotta per la sopravvivenza!

Nella flipped classroom l’interrogazione è abolita. Non è detto che non si facciano mai parlare gli studenti, anzi. Si può valutare la loro conoscenza dell’argomento, le loro competenze comunicative, il loro modo di esprimersi e di argomentare attraverso il dibattito, gli interventi, le osservazioni critiche, l’esposizione di un argomento con una presentazione, la relazione finale di un lavoro di gruppo. Trattasi di una valutazione diffusa e autentica, che non fa riferimento a una prestazione sporadica e circostanziata come l’interrogazione, e che soprattutto coinvolge tutta la classe non lasciandola inattiva.

I dispositivi mobili servono alla classe capovolta. Non sono indispensabili, ma quando ci sono è meglio! Cercare informazioni su internet può essere utile durante un’attività cooperativa, o addirittura richiesto dall’insegnante in un compito autentico o in un web quest. I cellulari possono servire per il brainstorming o per la gamification. Trasformare un test sulle ere geologiche in un coinvolgente quiz a squadre con Kahoot può rianimare anche la classe più pigra. Prendete una verifica cartacea sui verbi e fatela diventare una competizione online con Socrative: tremeranno i muri dell’aula!

Nella flipped classroom i cellulari degli studenti sono considerati strumenti al servizio della didattica. L’uso improprio che molto spesso gli alunni ne fanno – riflettiamoci – deriva dal fatto che si annoiano. Proviamo a tenerli occupati in qualcosa che non sia ascoltare la nostra lezione per 50 minuti e vedremo la differenza!

La classe capovolta promuove la cooperazione e non la competizione. Nella classe capovolta si lavora in gruppo per il raggiungimento di un obiettivo comune, dunque si collabora e si condivide tutto, anche il voto. Le verifiche tradizionali non si svolgono più e sono sostituite da compiti autentici, attività reali o realistiche, complesse e sfidanti, che mettono alla prova le competenze degli studenti, oltre alla conoscenza dei contenuti. Essendo l’impostazione del compito autentico radicalmente diversa da quella di una verifica tradizionale, il ruolo dell’insegnante sarà di conseguenza diverso: non più controllore inflessibile, ma guida presente, motivatore, tutor.

Nella flipped classroom si lavora per competenze, cambiano le tipologie di prove, il modo di eseguirle, di valutarle e dunque anche di gestirle!

Solitamente nella classe capovolta gli studenti si autovalutano attraverso apposite checklist. L’autovalutazione, oltre a liberare l’insegnante dall’incombenza della correzione delle verifiche, sviluppa lo spirito critico e responsabilizza gli studenti rendendoli più consapevoli del valore del proprio prodotto e dell’efficacia del processo.

Nella flipped classroom la valutazione “si rivaluta” e diventa realmente trasparente e tempestiva. Il docente non ha più fasci di compiti da correggere e lo studente riceve subito un feedback per il suo lavoro.

Bene, il mio NON articolo si conclude qui. Un suggerimento per tutti: la classe capovolta si impara facendo, dunque lanciatevi senza paura. “Attivatevi” 🙃

Per approfondire:

La classe capovolta di Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro

Che cos’è un EAS di Pier Cesare Rivoltella

Approfitto per ringraziare Maurizio Maglioni e tutta l’Associazione FLIPNET per l’instancabile lavoro di promozione e diffusione della classe capovolta in Italia e il professor Pier Cesare Rivoltella per l’ispirazione che traggo da ogni suo (fantastico 😊) libro!

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7 thoughts on “Capovolgere la classe in 10 mosse

  1. Confermo! Da testimone oculare (insegnante di sostegno)posso assolutamente testimoniare che la materia STORIA, tanto temuta e a tratti mal digerita in annate precedenti con l’insegnamento tradizionale e didattica frontale, finalmente è diventata VIVA protagonista di conversazioni vulcaniche, verifiche arzigogolate e compiti che più AUTENTICI non si può 😉😉Un ciclo scolastico si è concluso…una nuova avventura sta per partire…AVANTI TUTTA 🙃🙃🙃🙃🙃🙃🙃🙃🙃🙃

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  2. Pingback: Capovolgere la classe in 10 mosse — docentiattenti | Il Blog di Tino Soudaz 2.0

  3. Pingback: Team efficace con la classe capovolta – Luca Cianci

  4. Salve, ho appena letto l’articolo, davvero molto interessante. La didattica innovativa mi incuriosisce da tempo, soprattutto quest’anno che sto svolgendo un lavoro nuovo e sono fermamente convinta che queste metodologie sono più produttive della lezione frontale. Il problema è come metterle in pratica, come organizzare il lavoro, come prepararlo. Avrei bisogno di esempi concreti. Dove posso reperirli? Classe di concorso A22. Grazie

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    • Ciao Oriana, grazie innanzitutto per il commento! La A22, se non sbaglio, è lettere nella scuola media. Io insegno le stesse materie. Puoi dare uno sguardo al mio sito didattico dove raccolgo videolezioni per la flipped classroom. Il sito è laclasseattiva.altervista.org. Dai anche un’occhiata sul sito flipnet.it ed iscriviti al gruppo Facebook “la classe capovolta”. Buona innovazione!!!

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