Non si interroga. C’è il brainstorming!

Cos’è che rende attenti gli alunni ed efficace una qualsiasi attività svolta in classe? Certamente il coinvolgimento. Provate ad entrare in classe la prima ora del lunedì e a proporre una qualsiasi lezione di una qualsiasi disciplina. L’espressione dei vostri alunni tradirà quello che gli passa per la mente: non certo la voglia di cominciare un percorso didattico ad inizio settimana! Viceversa pensiamo ad un professore che entra lo stesso giorno alla stessa ora e comincia a commentare i risultati delle partite di serie A del giorno prima. Ecco che lo scenario cambia!

Improvvisamente si assisterà ad un risveglio spontaneo e tutti gli alunni, o per lo meno la maggior parte, saranno belli pimpanti e daranno il loro parere sulle varie azioni, sanzioni degli arbitri, classifiche.

Essere coinvolti rende partecipi, anzi mette nella condizione di non voler essere esclusi.

In classe funziona nello stesso modo. Qualcuno dice che è colpa del digitale, ma se ci pensiamo ogni epoca ha i suoi colpevoli designati, novità che attirano l’interesse delle giovani generazioni distogliendole dalle canoniche attività scolastiche a cui dovrebbero invece interessarsi.

Una delle attività didattiche che maggiormente disattende l’interesse ed il coinvolgimento degli alunni è l’interrogazione, la verifica orale delle conoscenze e talvolta delle abilità che fanno parte della lezione studiata nei giorni precedenti a casa. Certo dipende da come è condotta la verifica orale, ma provate a fare un semplice esperimento! Domani entrate nella vostra classe e interrogate due alunni e dite al resto della classe di stare attenti perché l’interrogazione è un modo per ripassare, per approfondire in attesa del loro turno. Dopo pochi minuti la classe si disporrà in “setting” da interrogazione. Prima fila: sguardi fintamente attenti (si sa che in prima fila si siedono gli alunni che vogliono seguire o che non vogliono essere distratti, insomma quelli generalmente più bravini), qualcuno in verità segue, ma la maggior parte segue i propri pensieri. Dalla seconda fila in poi viene messo in scena il teatrino della “finzione pedagogica”: chi esegue i compiti delle lezioni successive, chi invia messaggi utilizzando lo smartphone, chi controlla le notifiche sui social e chi semplicemente disegna ghirigori contando i minuti alla fine dell’ora. A nulla sono valsi i suggerimenti dell’insegnante! Inoltre, a voler ben vedere, il contenuto della verifica orale spesso si ferma ai primi due livelli tassonomici dell’approfondimento ovvero l’aver compreso e il ricordare. Raramente (soprattutto per le discipline tecniche e linguistiche) si sale alla valutazione delle abilità, quasi mai all’analisi e all’espressione di un’opinione. 

Come ovviare a tutto ciò? Qualcuno potrebbe rispondere “togliendo i cellulari”, ma non è solo una questione di device! Come si diceva sopra è il non-coinvolgimento nell’attività che genera distrazione, poiché solo pochi ragazzi per volta sono interessati direttamente, e stiamo parlando di chi è interrogato! Cosa proporre, allora, in alternativa all’interrogazione? Il brainstorming.

 Brainstorming didattico, ovviamente!

Se ne è parlato, mostrando il suo funzionamento e le dinamiche messe in atto, in uno dei Workshop Q+ dell’11° Convegno Erickson La Qualità dell’inclusione scolastica e sociale” tenutosi al Palacongressi di Rimini dal 3 al 5 novembre scorsi, dove io e Chiara Spalatro abbiamo condotto un laboratorio coinvolgendo un gruppo di insegnanti dalla scuola primaria alle superiori.
Il brainstorming didattico trae ispirazione dalla pratica di conduzione aziendale di una riunione creativa proposto e canonizzato da Alex Osborn negli anni ’40. Il termine coniato da Osborn è da riferirsi al verbo to storm (combattere, attaccare). Il brainstorming quindi è un “assalto mentale” che si verifica quando le idee sono “tirate fuori” in libertà costruendo poco alla volta un flusso di conoscenza.

Osborn descrive il brainstorming come “una tecnica di conferenza” con la quale un gruppo cerca di trovare una soluzione per un problema specifico “accumulando tutte le idee spontaneamente sorte dai suoi membri”. Le regole che Osborn stabilì per la buona conduzione di un brainstorming sono:

  • nessuna critica alle idee degli altri
  • tutte idee sono accolte
  • prima la quantità
  • poi il lavoro di perfezionamento.

Come importare in classe l’idea di partecipazione condivisa e di co-costruzione della lezione attraverso i contributi di tutti?

Innanzitutto cambiando il setting d’aula, ovvero passando da una disposizione frontale, in cui gli alunni sono disposti in file che guardano frontalmente il docente seduto dietro alla cattedra, ad una disposizione attorno ad un unico tavolo dove ogni alunno guarda gli altri compagni. Questa disposizione incentiva la partecipazione e non predilige la sola interazione con il docente.

Tuttavia non si può passare al brainstorming da un giorno all’altro, la classe infatti deve essere avviata e preparata. Il brainstorming didattico è un’attività condivisa e sociale in cui tutti gli allievi sono stimolati a partecipare. Se in classe non si è mai avviata una pratica routinaria di cooperative learning occorre un’attenta preparazione iniziando gli alunni a semplici attività di conoscenza ed ascolto reciproco, a creare e costruire relazioni (docente-studente, studente-studente), permettendo di creare l’amalgama giusto come base per il brainstorming, esercitando inoltre la capacità di prestare attenzione attraverso l’ascolto attivo.

Interessanti sono alcune attività che si trovano sul Wiki http://www.teampedia.net/, una sorta di enciclopedia di attività collaborative di vario tipo come icebreaker e risorse per il teamwork.

Generalmente si prepara la classe spiegando prima come comportarsi durante questa attività e, se è il caso, fornendo una sorta di mini guida. L’insegnante designa uno studente  “segretario” che si occupa della raccolta delle “idee” e un “coordinatore” che coordina l’attività (anche se all’inizio sarà lo stesso docente a ricoprire questo ruolo). Un terzo studente fa da “riepilogatore” ovvero colui che alla fine dell’attività riassume la lezione riunendo tutte le “idee”.

Le idee che per Osborn erano fonte di nuove strade da intraprendere nelle scelte aziendali, in classe sono i concetti chiave poi spiegati e approfonditi da ciascuno. Il ruolo del docente è quello di intercalare domande, favorire i collegamenti con contenuti e argomenti trattati in precedenza, o facilitare le anticipazioni ad argomenti che saranno trattati a seguire.

La pratica favorisce la partecipazione di tutti anche dei più timidi che, dopo qualche lezione, si apriranno al confronto e ad apportare il loro contributo.

L’uso di applicativi digitali è un vantaggio rispetto alla conduzione analogica in quanto la maggior parte di questi strumenti permettono la collaborazione, quindi la mappa la costruisce tutta la classe ed il segretario ha la funzione di organizzare i diversi interventi. Uno di questi applicativi è Padlet, una bacheca interattiva dove ciascuno può inserire i suoi contributi. Da qualche mese Padlet ha aggiunto anche la funzionalità “mappa” permettendo di collegare tra loro i diversi post.

Altri strumenti digitali con cui si può lavorare in modo collaborativo sono MindMup che permette di realizzare in modo rapido mappe mentali e che può essere utilizzato come applicativo di Google – se si possiede un account – oppure direttamente dal sito. Utilizzare MindMup è davvero semplice. In rete si trovano diversi tutorial. Questo è quello che ho realizzato per i miei studenti di prima media. Un’app simile è Coggle anch’essa di semplice utilizzo.

Nel nostro workshop sul brainstorming didattico abbiamo inscenato un’attività didattica partendo da una videolezione. Poiché sia io che Chiara Spalatro siamo docenti capovolte, ci è sembrato interessante mostrare ai collegi come condurre un brainstorming in una classe capovolta. Tuttavia la stessa attività può essere condotta se si seguono altre metodologie didattiche anche più tradizionali.

I colleghi hanno iniziato guardando una brevissima videolezione su le eclissi di Sole dal canale YouTube Doyouspeakscience. Le nostre indicazioni in merito alla visione sono state di guardare il video la prima volta con attenzione e la seconda volta prendendo dei brevi appunti dei contenuti esposti. Certamente gli alunni che studiano con il metodo capovolto dispongono di maggior tempo per la visione del video a casa e possono metterlo in pausa e riascoltare i diversi passaggi prendendo appunti con più comodità. Nel nostro workshop questo non è stato possibile per motivi di tempo.

Dopo aver preso appunti i partecipanti si sono collegati al Padlet realizzato per l’occasione ed hanno inserito i loro contributi, simulando un’attività di brainstorming in classe. Uno dei “docenti simulatori” è stato designato riepilogatore ed ha riassunto la lezione condivisa riordinando logicamente i contributi dei “compagni” sulla mappa.

Dalle domande finali dei partecipanti sono scaturite le seguenti conclusioni:

  • Il brainstorming didattico può essere proposto a classi di ogni ordine e grado.
  • Il suo successo, sia nella versione analogica che digitale, dipende molto da quanto gli alunni sono abituati a lavorare in maniera cooperativa e da una buona conduzione dell’attività da parte del docente.
  • La valutazione può essere effettuata tramite l’osservazione e l’uso di rubriche valutative appositamente predisposte.

Cosa altro aggiungere? Non rimane che provarci. 😀 😀 😀 I vostri alunni si divertiranno e  – come insegna Maria Montessori – divertendosi impareranno!

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Informazioni su Grazia Paladino

Docente di scienze e matematica presso la scuola secondaria di I grado dell' I.C. "De Roberto" di Zafferana (Catania). Da sempre si occupa di disturbi dell' apprendimento ed inclusione. Nella pratica didattica utilizza le tecnologie, metodi laboratoriali e l'apprendimento collaborativo tramite l' approccio della classe capovolta per permettere a tutti di raggiungere gli obiettivi formativi e di inclusione. E' formatrice riguardo ai temi della didattica per competenze e la classe capovolta. Le sue attività si trovano sul sito personale capovolgilescienze.altervista.org e blog scuolaidea.altervista.org. Amministra insieme a Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro il gruppo Facebook "la classe capovolta" ed "Il compito autentico nella classe capovolta"

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