C’è formazione… e formazione

Ho sempre accarezzato il sogno di far giocare i miei alunni a “fare gli scrittori”, soprattutto per far loro sperimentare direttamente la virtù creativa della parola scritta. Ma come spesso accade al giovane (ora non più purtroppo!) insegnante, spesso mancano i ferri del mestiere o, meglio ancora, manca chi con dedizione e delicatezza professionale sappia come e quando dare i giusti consigli. I primi esperimenti di blog letterari risalgono all’ormai lontano anno scolastico 2011-2012, quando una mia alunna mi chiese se fosse possibile dare visibilità per mezzo di Blogger ad una raccolta di racconti ispirati alla saga britannica di Sherlock Holmes e del fido dottor Watson.

Ne sortì un’imbarazzante accozzaglia di parole e illogicità, talvolta buffe. Ma tant’è… In qualche modo bisogna pur cominciare!

Negli anni successivi mi è capitato, con le classi seconde (scuola media), di riproporre la stessa tipologia di racconti che, vuoi per quell’atmosfera brumosa, tipica della Londra vittoriana fin de siécle, vuoi per i risvolti legati al senso di mistero che la saga di Conan Doyle offre, ho potuto appurare che hanno una presa irresistibile sui ragazzi. Nel frattempo, la pratica didattica aveva fatto timidi ma significativi progressi. Ma il contenitore, lo schema del blog risultava via via sempre più stretto, o meglio, più inappropriato per il lavoro che avevo in mente. Occorreva qualcosa di nuovo, di più semplice, che fosse contemporaneamente più gestibile dal docente ma anche dagli studenti e che comunicasse, al termine dell’esperienza didattica, una più incisiva idea di compiutezza.

Nella primavera dello scorso anno giunse la più temibile delle comunicazioni che un docente possa aspettarsi: corso di formazione presumibilmente obbligatorio. L’entusiasmo della risposta è in genere (confessiamolo, colleghi, suvvia!) misurabile in micron e la prospettiva più accreditata, quella di sonnecchiare discretamente nella fase postprandiale. Quella volta non fu così. E mi arrogo la presunzione di interpretare il pensiero di molti che parteciparono a quel corso nel quale, tra le altre cose, si insegnava l’uso del Nuovo Google Sites.

Sin dalla primissima lezione, il doveroso flusso ematico destinato all’apparato digerente fu impunemente dirottato verso il cervello. Mi si spalancarono le porte di un mondo nuovo e quello strumento mancante, che inseguivo da anni, mi si palesò in modo chiaro e inequivocabile.

Il corso prevedeva non poche ore di attività pratica, da realizzare in gruppi. C’è da sottolineare che molto spesso noi insegnanti pretendiamo lavori di gruppo dai nostri ragazzi, ma noi stessi non siamo assolutamente in grado di lavorare in questo modo. A tal proposito, va detto che la temerarietà delle formatrici risultò vincente, anche se inizialmente l’idea di realizzare – docenti e alunni assieme – dei siti su un argomento a nostra scelta, si configurò come una manifestazione al limite del ‘diabolico’.
Invece fu un’attività bellissima, che ci obbligò a fare qualcosa che spesso noi docenti trascuriamo: dialogare. Di più. Un’entusiasmo quasi ludico si impossessò di noi, obbligandoci dolcemente a scoprire l’uno la didattica dell’altra, i reciproci ‘cavalli di battaglia’ disciplinari e le rispettive curiosità intellettuali.

A distanza di un anno, cosa resta di quella bella esperienza? Moltissimo, senza dubbio. Quest’anno, insegnando Italiano in ben due classi terze, ho voluto sperimentare una tipologia di racconto diversa, più aderente alla realtà storica. Ho pensato di commemorare il centenario della fine della Prima Guerra mondiale, attraverso storie immaginate dai ragazzi (in qualche modo ispirandoci al verosimile manzoniano) nel profondo di quelle trincee fangose e mortali, nelle quali sprofondò un’intera generazione di giovani europei. Storie di ragazzi che inviavano le loro lettere dal fronte, storie di amicizie fra commilitoni e, in qualche caso, addirittura fra giovanissimi nemici. Ci stiamo lavorando, ma la cosa che mi rende più felice è l’entusiastica partecipazione di molte colleghe che insegnano Italiano nelle classi terze, che qui mi sento di ringraziare. L’agile strumento digitale che le nostre formatrici ci hanno posto fra le mani, con garbo e solida competenza, ha unito noi docenti e sta entusiasmando i ragazzi.

Spero sinceramente che ne venga fuori qualcosa di accettabile. Ma una cosa è certa: ci stiamo mettendo tutto il nostro impegno! E in ogni caso, al termine di questa esperienza, ci saremo senz’altro divertiti. A chi ci ha iniziato a questo utilissimo strumento di divulgazione, collaborazione e condivisione va un grazie sincero per tutto quanto fatto e per la grande disponibilità. È proprio vero che ogni contenuto, senza l’appropriato contenitore, è materia informe e inerte. E noi il contenitore giusto, a quanto pare, l’abbiamo trovato!

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2 thoughts on “C’è formazione… e formazione

  1. Waaaaooooo!!!! È proprio vero che seminare oggi non può che regalare succosi frutti domani! Complimenti prof, per il suo entusiasmo, per la tenacia, per la voglia di sperimentare insieme ad alunni e docenti e sperimentarsi senza lasciarsi prendere dallo sconforto! AD MAJORA SEMPER!!😉😉🔝🔝🔝🔝🔝🔝🔝🔝

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  2. Mi vien da dire che ne è valsa la pena… spesso insistere con la formazione (e sollecitare l’uso della tecnologia nella didattica) porta a questi risultati! Complimenti prof e buon divertente e entusiasmante lavoro 😉
    Donatella Apruzzeze

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