Tutti per uno… uno per tutti!  

Il cortometraggio che avete appena visto è stato realizzato dagli alunni della classe II C della scuola secondaria di 1° grado “Alighieri – Spalatro” di Vieste per la partecipazione ad un concorso nazionale che molti di voi conosceranno, “Scelgo io” di Generazioni Connesse. L’idea di partecipare  è stata accolta subito con grandissimo entusiasmo e così ci siamo lanciati tutti – prof e alunni – in questa avventura che si è rivelata educativa e divertente, ma più impegnativa di quanto pensassimo! Nel video si racconta una storia abbastanza ordinaria come tante ne succedono oggi nelle nostre scuole, una storia a tratti comica ma che nasconde un grande dramma, quello del piccolo SALVO, ragazzino fragile e imbranato che vive una vita non facile! Una citazione particolare al protagonista (il cui nome avete letto nei titoli di coda) e al suo coraggio nel mostrarsi in “mutande” davanti a compagni e prof, consapevole che – sebbene per nobili motivi – quelle immagini potranno potenzialmente fare il giro del mondo, e noi ci auguriamo che lo facciano per sensibilizzare tutti i “cybernauti” – giovani e meno giovani – al problema del cyberbullismo.

Ma trattandosi di un progetto a “più voci”, non sono sola a raccontarvi l’esperienza:

IL PROFESSOR STROZZI

“Professor Strozzi”, in questa storia lei ha avuto un ruolo FONDAMENTALE. Come ha letto i segnali inequivocabili di estrema sofferenza di Salvo?
Credo che l’attività sportiva, soprattutto in età adolescenziale, assuma un ruolo rilevante nella vita dei giovani. Attraverso la pratica di una disciplina sportiva il ragazzo evidenzia tutte le aree della sua personalità in modo trasparente. In questo contesto non è stato difficile notare i segnali di profonda sofferenza di Salvo all’interno del gruppo squadra. La sua assenza da scuola, il comportamento aggressivo messo in atto da alcuni compagni di classe, ha determinato nel ragazzo uno stato di profonda emarginazione dal gruppo che – fortunatamente – non è passato inosservato agli occhi del professor Strozzi.

Allo stesso tempo lo sport è in grado di insegnare diverse cose a chi vi si avvicina con spirito costruttivo e positivo: insegna ad affrontare la vita, a relazionarsi con gli altri, a mettersi sempre in discussione, ad accettare la sconfitta e a superare gli insuccessi, insegna a non arrendersi mai. Tutti questi fattori positivi legati alla pratica sportiva hanno contribuito in modo FONDAMENTALE al buon esito della vicenda di Salvo, trasformandolo da “brutto anatroccolo” a elemento indispensabile per il gruppo e per la squadra.

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E invece il professor Sperinteo, il vero insegnante di educazione fisica, come ha vissuto questa esperienza? 

Sotto il profilo personale è stata un’esperienza molto edificante. Mettermi in gioco e poter contribuire attivamente alla realizzazione di un progetto così “nobile” riguardante una problematica di strettissima attualità è stato motivo di grande gioia ed ha ampliato i miei orizzonti sulle delicate relazioni del mondo adolescenziale. Aver indossato “nuovi abiti” – per così dire – mi ha fornito l’occasione di crescere come persona e come educatore.

LA MAMMA DI SALVO

Signora, poiché nel video non è mai stata inquadrata, vorremmo conoscerla meglio!  Il ruolo di una madre che da sola sostiene il figlio, portando sulle spalle macigni di responsabilità educativa, divisa tra casa, lavoro e conti che non quadrano a fine mese, come si interpreta?

La madre di Salvo, sgomenta dinanzi alla percezione di non conoscere il figlio fino in fondo nei suoi piccoli e grandi drammi, rimanda alla figura di una donna attuale e concreta, donna che non vive più all’ombra di un uomo la cui potestà genitoriale è dominante, ma che cerca strenuamente di affermarsi come entità singola, destreggiandosi tra mille difficoltà  quotidiane. È una donna fragile e forte allo stesso tempo, che impara ad ascoltare accettando l’aiuto della scuola nel momento in cui diventa chiaro il bisogno di appoggiarsi a chi può e vuole portare parte del peso che grava sulle sue spalle.

12721888_1260698120624326_1151306091_nSvestiti i panni della mamma di Salvo, ora siamo curiosi di sentire la testimonianza della professoressa Di Giovanni, l’insegnante di tedesco della classe.

Il progetto ha incontrato subito Il mio favore perché da sempre sono sensibile a tematiche come quella del cyberbullismo. Non credo che in questa classe ci siano mai stati episodi del genere ma ho notato, con mio grande disappunto, che anche i ragazzi che hanno notoriamente un comportamento irreprensibile a scuola, non lesinano commenti pesanti e talvolta aggressivi nei confronti dei compagni in occasione di litigi e piccole diatribe. Un siffatto progetto non può fare che bene a individui che si trovano per la prima volta a fronteggiare emozioni come la frustrazione, la rabbia, la delusione senza gli strumenti adeguati. Guidandoli in maniera corretta nel dedalo di sentimenti tipico della loro età, li si aiuta a non cedere alla tentazione facile di affidare, spesso senza filtri, all’immediatezza di un social network, uno stato d’animo che può e deve essere rielaborato altrove, ad esempio nel dialogo con un adulto o un pari. Ben vengano quindi iniziative del genere: lo dico da insegnante e da madre, preoccupata dinanzi alla facilità con cui alcuni “social” diventano “antisocial” nel momento in cui ci si mette l’uno contro l’altro senza la minima esitazione.

IL REGISTA

12595976_1260698103957661_1954613932_nProfessor Carlino, riprese, foto, location, dialoghi, battute, musiche, montaggio con effetti speciali, il tutto per la durata di 10 minuti di video da realizzare in pochissimi giorni coordinando un gruppo classe di 22 alunni scatenati e, al contempo, curiosi e desiderosi di imparare e sperimentare cose nuove. Ci racconti cosa le ha regalato questa esperienza?

Esperienza davvero fantastica! Aver eseguito le riprese pochi giorni prima delle festività natalizie, mi ha dato la possibilità di conoscere i ragazzi sotto altri punti di vista, vederli con gli “occhi” della telecamera mi ha fatto scoprire nuovi aspetti del loro carattere. La vanità di Sofia, la voglia di essere protagonista di Serena, la timidezza di Bernardo, la precisione e l’impegno di Sante sono conferme, così come la compostezza di Elena e Viviana. Mentre la spigliatezza e la capacità “espressiva” di Giuseppe, o l’inibizione di Christian sono sorprese, come la capacità di SALVO (Gabriele) di trasmettere con espressioni, smorfie, sguardi, tanti sentimenti diversi ma appartenenti alla stessa personalità, tutto questo mi fa capire la bellezza e allo stesso tempo l’importanza di un’esperienza come questa. Nata per la partecipazione ad un concorso sul cyberbullismo, si è trasformata in una vera lezione di recitazione, “espressionismo” e autocontrollo. E dopo la recitazione, il montaggio, con i ragazzi protagonisti attivi della costruzione del video, nel vedere e rivedere le scene per scegliere le migliori, metterle insieme, tagliarle laddove serviva, velocizzarle o rallentarle, scegliere le musiche per poi inserirle, questo è stato il vero “divertimento” per i nostri ragazzi, pronti a sdrammatizzare i momenti di tensione e di stress che nascevano dal poco tempo a disposizione e dal lungo lavoro da fare. Anche in questo caso, però, è emerso come il lavoro di gruppo dia un contributo ed una spinta incredibile per la realizzazione di un progetto cosi articolato e di questo i nostri ragazzi sono diventati consapevoli. Un ulteriore obiettivo raggiunto!

LA COORDINATRICE

12895414_1260698137290991_2128854919_nProfessoressa Leto, lei è l’insegnante di sostegno di questa classe, dunque riveste un ruolo molto importante per questi ragazzi! Quali obiettivi formativi sono stati prefissati per questo progetto? Ritiene siano stati raggiunti?

Questo progetto è stato svolto nel breve periodo di un mese circa, affrontando in classe la tematica de “I pericoli della Rete e il Cyberbullismo” attraverso letture di brani, visione di video e testimonianze di vita vera. La classe II C ha prodotto degli elaborati che, assemblati dal team degli insegnanti coinvolti, hanno creato una storia esilarante ma al contempo drammatica, dal positivo risvolto finale. Gli obiettivi formativi prefissati sono stati raggiunti con soddisfazione: socializzazione, condivisione, integrazione, acquisizione di abilità operative e competenze, miste ad irrefrenabile entusiasmo e partecipazione attiva, sono stati ingredienti basilari per un’azione educativo-didattica completa ed efficace. Ma l’aspetto principale dell’intervento educativo è stato sicuramente lo “spirito di squadra” che ha caratterizzato tutto il progetto e a tutti i livelli, nel pieno rispetto del motto imperante TUTTI PER UNO… UNO PER TUTTI!

Ah, dimenticavo!

Non abbiamo passato la selezione, ma questo non conta perché… l’importante è partecipare!!!

 

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Informazioni su Chiara Spalatro

Insegnante di lettere nella scuola secondaria di 1° grado "Alighieri-Spalatro" di Vieste (FG) e appassionata di tecnologie, è da sempre alla ricerca di metodologie didattiche innovative e coinvolgenti per appassionare i propri alunni. Dal 2011 ha cominciato ad utilizzare le ICT per “vivacizzare" il proprio modo di fare scuola. Da allora è diventata anche formatrice e oggi è Animatrice Digitale del suo istituto. Fan della flipped classroom, ha iniziato un percorso sperimentale nell’anno scolastico 2015-2016 in una seconda media. Le sue lezioni si trovano su laclasseattiva.altervista.org

4 thoughts on “Tutti per uno… uno per tutti!  

  1. La prima volta che ho visto il cortometraggio, beh, lo confesso, ho avuto la fortuna di vedere un’anteprima, ho sentito i brividi: la tematica, l’impegno dei ragazzi, la loro energia e il loro entusiasmo mi avevano proprio lasciata senza parole. Oggi, dopo averlo visto e rivisto, e aver letto questo articolo a più mani, voglio congratularmi con i miei colleghi per questo meraviglioso lavoro di squadra … INSIEME SI VINCE SEMPRE …BRAVISSIMI 😉

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  2. Ho guardato con curiosità ed interesse questo cortometraggio, emozionandomi in alcuni punti e temendo il peggio in altri. Un’altalena di emozioni che da docente e da mamma provo in svariate situazioni. Il cyberbullismo non è un fenomeno da poco conto, però se facciamo rete, se guardiamo negli occhi i nostri figli e i nostri alunni, se impariamo a percepire le debolezze e a creare delle forze, forse …..riusciremo a sconfiggere, ad evitare a modificare ….il finale!
    Tutti per uno, uno per tutti, no?

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