La flipped classroom non è una moda!

Il fatto che ultimamente se ne parli così tanto potrebbe indurre a pensare che si tratti solo di una delle stravaganti tendenze in ambito educativo che di tanto in tanto approdano qui da qualche paese straniero dove – peraltro – il sistema scolastico risulta profondamente diverso dal nostro come altrettanto diversa è la società e le persone che la compongono.

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Ebbene, questa volta non è così!

E’ vero, la flipped classroom viene dall’America, dagli Stati Uniti per la precisione, e l’hanno “inventata” una decina di anni fa due insegnanti di chimica di un liceo del Colorado, Jonathan Bergmann e Aaron Sams. Preoccupati dall’alto tasso di assenteismo tra i loro alunni, ma soprattutto stanchi del tradizionale ciclo “lezione frontale + verifica” ripetuto monotonamente nelle loro classi – peraltro con una materia notoriamente poco “seducente” come la chimica – Sams e Bergmann si sono interrogati su come “vivacizzare” le proprie lezioni e rendere più attivi e partecipi i propri studenti.

La soluzione? Capovolgere la classe!

E qui entra in ballo la tecnologia. Sì, perché se i due prof – ma anche i loro alunni – non avessero avuto a disposizione un computer, un’applicazione per registrare e guardare video, e la rete Internet, questo esperimento non sarebbe neppure partito, o forse non sarebbe stato addirittura concepito, oso pensare!

Per chi ancora non si fosse imbattuto (mosche bianche!) in uno dei numerosi post, articoli, pubblicazioni, video, presentazioni, libri reperibili in Rete (e fuori) sull’argomento cercherò di dare una definizione rapportando il processo di apprendimento in una classe capovolta a quello proposto dalla Tassonomia di Bloom.

Le fasi dell'apprendimento nella classe capovolta

L’infografica è gentilmente concessa da FLIPNET, Associazione per la promozione della didattica capovolta, sul cui sito potrete trovare informazioni, corsi online e materiali didattici.

La flipped classroom consiste nel capovolgimento del classico binomio “lezione frontale + compiti a casa” spostando il momento dell’acquisizione dei contenuti (UNDERSTAND = riconoscere e ricordare i fatti + REMEMBER = comprendere i fatti) fuori dall’aula (non necessariamente a casa dello studente, e poi capiremo il perché) svolgendo invece a scuola la fase più delicata ed importante, cioè quella dell’applicazione di quei contenuti (APPLY), della scomposizione dell’informazione nelle sue parti fondanti (ANALYZE), dell’esposizione di idee personali e critiche sull’argomento e del confronto con gli altri (EVALUATE) ed infine della creazione di qualcosa di bello ed interessante per sé e per gli altri (CREATE).

Come avviene questo ribaltamento?

La lezione frontale, per intenderci la spiegazione, non si svolge più in aula ma è “condivisa” dal docente sotto forma di video – autoprodotto o più spesso reperito in Rete – oppure di altro materiale multimediale (ma anche no!) come una presentazione, un e-book, un semplice testo, uno slideshow di immagini commentate, oppure una raccolta di tutti questi materiali fatta con uno dei tanti strumenti digitali ad hoc (ne spunta fuori uno al giorno!) come Padlet, Tes (Blandspace), Adobe Slate, Tackk, e via dicendo.

L’alunno, da solo o in compagnia, seduto o in movimento, in camera sua o al parco, di giorno o di notte, in cuffia o senza, guarda (e riguarda) la lezione e se è un alunno diligente prende anche appunti per fissare meglio i concetti (cosa che anche in classe – del resto – fanno solo i più volenterosi!). Il giorno dopo a scuola l’insegnante si accerta che tutti abbiano guardato il video o consultato il materiale condiviso facendo un breve riepilogo della lezione – aiutato magari da quelli che l’hanno praticamente già studiata – e chiarendo eventuali dubbi emersi. A questo punto si parte con la fase attiva del processo di apprendimento che prevede l’esecuzione di compiti autentici, lavori di gruppo, esperimenti, role play, e qualsiasi altra attività vi suggerisca la vostra fantasia, sia interessante e stimolante per i ragazzi e si concili bene con la materia che insegnate, l’argomento che state trattando, la classe che avete davanti e il tempo a disposizione.

[Questo è il video con cui spiego ai miei alunni il metodo di studio in una classe capovolta. Molti insegnanti lo hanno trovato utile e lo hanno riutilizzato a loro volta con le proprie classi.]

Lavorare in questo modo porta molti vantaggi, soprattutto agli studenti (non è forse quello che ci sta più a cuore?). Ma magari – come sostiene qualcuno – un po’ meno agli insegnanti! Vediamo…

E’ vero, la scomparsa della lezione frontale ci libera da continui richiami all’attenzione, da corse contro il tempo, da fastidiose interruzioni (“Prof, me la sto facendo sotto!”, “Professo’, firmate ‘sta circolare per favore!”, “Collega, domani ti ho messo una supplenza alla prima ora!”), da pericolose divagazioni (“Accipicchia, è finita l’ora e non ho detto neanche un terzo di tutto quello che dovevo dire!”), da cattive prestazioni (“E chi c’ha voglia di spiegare, oggi?!”) e via dicendo. Al contrario con la flipped classroom siamo costretti a programmare tutto rigorosamente, a creare o cercare i materiali da condividere in tempo utile perché possano essere visionati dagli alunni, ad essere sintetici ed esaustivi allo stesso tempo, a dare indicazioni su come utilizzare i materiali – di solito si fa attraverso il sito personale del prof oppure una piattaforma didattica o entrambi – ed infine a preparare compiti autentici ed attività significative e formative da svolgere in classe, a cui dare anche un feedback immediato, se possibile!

Una faticaccia… lo so che lo state pensando! Ma volete mettere la soddisfazione!

Innanzitutto di non vedere più facce annoiate durante la lezione o – peggio – l’interrogazione (magari anche programmata!) che segue la fase dalla spiegazione nel metodo tradizionale. Quindi di non dover più rimproverare quegli alunni che, per vincere la noia, usano di nascosto il cellulare, anche perché con il metodo flipped i cellulari – ma anche i tablet e i computer – diventano una risorsa da utilizzare per fare ricerche, creare presentazioni, produrre video, preferibilmente lavorando in gruppo e sui propri dispositivi. Si chiama BYOD (Bring Your Own Device = porta il tuo dispositivo) e si sposa perfettamente con la flipped classroom, e non solo!

Ma la più grande soddisfazione la avrete guardando le facce sorridenti dei vostri alunni felici di non annoiarsi e di non essere più rimproverati per questo, felici di essere protagonisti attivi della lezione e di potersi mettere in gioco, felici di lavorare in maniera collaborativa e non più competitiva, felici di aiutarsi a vicenda e di spiegare la lezione al compagno che non ha ben capito, felici di avercela fatta e di esserci arrivati con le proprie forze, con i propri tempi, i propri spazi, ciascuno seguendo il proprio personalissimo ritmo. Ma soprattutto felici di prendere finalmente un bel voto! E già, perché con la flipped classroom il ragazzino poco capace e motivato non ha più il problema di non aver capito un accidenti in classe dove era – ovviamente – distratto e di conseguenza di non aver eseguito i compiti a casa perché ne era – manco a dirlo – incapace.

Sì, perché in una classe capovolta le lezioni si seguono a casa e i compiti si fanno in classe.

E saranno proprio questi ragazzini “difficili” a manifestare maggior entusiasmo per questo metodo: dategli solo il tempo di comprenderlo e di farlo proprio! Naturalmente tutti gli altri, i bravi, gli studiosi, i “secchioni” non potranno che aumentare ancora di più il loro impegno ed il loro rendimento. Altro che potenziamento! Vi stupiranno – come è successo a me – cominciando a produrre loro stessi i video e a proporre spontaneamente materiali ed attività integrative alla lezione. Per non parlare poi della relazione educativa che, con più tempo a disposizione in classe, potrà essere curata con maggiore attenzione.

Prezi classe capovolta

Cliccando sull’immagine si aprirà la presentazione Prezi che ho usato per esporre a colleghi e genitori le motivazioni che mi hanno spinta a capovolgere la classe e i vantaggi per gli alunni, gli insegnanti e le famiglie.

Insomma la flipped classroom potrebbe essere, se ben gestita, l’inizio di un vero e proprio circolo virtuoso, e non esagero! E in questa affermazione collocherei anche la risposta alla perplessità espressa poc’anzi: flipped classroom = più lavoro per i prof. È vero fino ad un certo punto, perché oggi in Rete si trovano molte videolezioni (moltissime se le cerchiamo in lingua inglese!) già belle e pronte dei più svariati argomenti, e anche perché da qualche anno a questa parte numerosi docenti (tra cui molti italiani) hanno cominciato a “capovolgere” e quindi a produrre e selezionare diversi materiali didattici utili alla flipped classroom che, trovandosi ovviamente in Rete, rappresentano una “miniera d’oro” non solo per gli insegnanti stessi, ma per tutti coloro che hanno voglia, necessità, curiosità di apprendere. Fatevi un giro su You Tube, oppure sul gruppo Facebook “La classe capovolta”, o sul sito dell’Associazione FLIPNET e scoprirete un mondo! Su quest’ultimo troverete – oltre a tantissime informazioni utili – anche un repository di materiali didattici divisi per aree e la mappa dei docenti capovolti in Italia con i link ai siti di ciascun docente, il che significa accesso libero a tutti i loro materiali pubblicati in Rete.

Ormai l’avrete capito! Il segreto della classe capovolta è la CONDIVISIONE!

Più si allarga la rete dei docenti capovolti e più aumenta il patrimonio comune della conoscenza. Più materiali si condividono e più vantaggi ci sono per tutti. Più buone pratiche si divulgano e più docenti si contagiano e si invogliano ad intraprendere questa strada che all’inizio può apparire irta e difficile, ma che col tempo, la pratica e l’aiuto dei colleghi più esperti (a volte solo virtuali), si va gradualmente spianando.

E concludo con un’ultima buona ragione per capovolgere la classe che solo chi avrà avuto la pazienza e la perseveranza di arrivare a leggere fino a qui potrà scoprire!

Le 8 competenze europee

Sul sito FLIPNET.IT troverete un kit di infografiche come questa che potete scaricare oppure ordinare in formato manifesto da affiggere nella vostra scuola.

L’obiettivo del processo di insegnamento oggi non è più lo svolgimento del programma ministeriale e la trasmissione-acquisizione di contenuti, ma lo sviluppo di competenze. Questo comporta automaticamente un cambio di prospettiva e di impostazione rispetto agli schemi tradizionali (purtroppo ancora in uso in molte scuole!!). Lavorare per competenze implica necessariamente un più largo ricorso a metodologie attive, che coinvolgano più da vicino gli alunni e che utilizzino anche strumenti diversi, come ad esempio – ma non solo – quelli digitali: la flipped classroom è una di queste.

A questo punto non ci sono più scuse: bisogna iniziare a “flippare”! Infatti questa (apparentemente bizzarra) metodologia didattica d’oltreoceano – riconosciamolo – sembra aver convinto tanti forse perché si tratta di una rivoluzione dal basso, o forse perché è capitata nel momento giusto, un momento di grande trasformazione della scuola italiana.

E allora cosa stiamo aspettando?

Rimbocchiamoci le maniche e capovolgiamo tutto!

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Questo articolo è stato pubblicato in Didattica, In classe e contrassegnato come , da Chiara Spalatro . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Chiara Spalatro

Insegnante di lettere nella scuola secondaria di 1° grado "Alighieri-Spalatro" di Vieste (FG) e appassionata di tecnologie, è da sempre alla ricerca di metodologie didattiche innovative e coinvolgenti per appassionare i propri alunni. Dal 2011 ha cominciato ad utilizzare le ICT per “vivacizzare" il proprio modo di fare scuola. Da allora è diventata anche formatrice e oggi è Animatrice Digitale del suo istituto. Fan della flipped classroom, ha iniziato un percorso sperimentale nell’anno scolastico 2015-2016 in una seconda media. Le sue lezioni si trovano su laclasseattiva.altervista.org

17 thoughts on “La flipped classroom non è una moda!

  1. Anche coloro che non hanno ancora il privilegio di condividere queste nuove ed entusiasmanti
    BUONE PRASSI e strategie didattiche “dal vivo” come me, possono di certo dopo attenta lettura di questo articolo quantomeno approcciarsi con fare curioso al FARSI CAPOVOLGERE! Posso affermare,come docente di sostegno, alla luce di ciò che respiro quotidianamente, che l’entusiasmo e la straordinaria voglia di FARE INSIEME è elemento costante della didattica! La stessa classe che lo scorso anno studiava la STORIA in maniera frontale, mnemonica e talvolta noiosa, oggi SMONTA la STORIA, in maniera attiva, consapevole, tuffandosi in ciascuna epoca storica quasi a “viverla” da protagonista!!! Inoltre gli innumerevoli vantaggi del “cooperare” aiutandosi, sostenendosi, mettendo in campo ciascuno abilità e competenze personali, non può che scatenare una miriade di finalità educativo-didattiche dalle quali non si può più prescindere!!!!

    Allora….perchè NO???!!!!!!

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    • Ciao Rosaria e grazie per aver lasciato un commento!
      Io sto applicando la flipped alla scuola media, ma ci sono molti casi di applicazione anche alla primaria, in particolar modo a partire dalla terza classe, quando i bimbi cominciano a studiare le materie orali. Sicuramente il percorso sarà meno facile che con i più grandi. Bisognerà avere più pazienza nel preparare i bimbi e anche le famiglie in quanto sembra evidente che, con alunni così piccoli, non si possa prescindere dalla collaborazione dei genitori a casa, non tanto per l’inabilità d’uso degli strumenti digitali dei bambini, quanto per un controllo di come si muovono online. Inoltre alla scuola primaria sarebbe consigliabile capovolgere magari solo alcune lezioni e non un’intera materia per un intero anno scolastico, così da abituare gli studenti per gradi, intensificando magari col tempo. In ogni caso tutto dipende sempre dalla classe che ci si trova davanti. Un’indagine preliminare sul possesso di strumenti digitali, di una connessione ad Internet e della disponibilità dei genitori ad affiancare i figli in orario extra scolastico, è indispensabile soprattutto alla primaria. In base ai risultati di questa indagine si potrà decidere se intraprendere la flipped classroom e che connotazione darle.

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  3. Ciao, io ho solo una grande perplessità. Considerando che i miei alunni studiano a casa mediamente poco e che hanno lo spettro dello “ha assegnato senza spiegare”, cosa succede se quando inizi a fare le domandine di warm-up ti accorgi che quasi nessuno sa nulla di quello che vorresti far studiare loro?

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  5. Ciao Francesco, grazie per essere intervenuto!
    In realtà la flipped non è assolutamente “assegnare senza spiegare”, anzi, la spiegazione, tramite il video o altro materiale, avviene in modo più chiaro e preciso e rispettando i tempi di attenzione e apprendimento di ciascun alunno. A casa non vengono assegnati compiti, se non qualche semplice esercitazione sul video stesso, che però va guardato prendendo appunti, vera e propria competenza sulla quale all’inizio dell’anno varrà la pena istruire gli alunni. Col tempo i ragazzi si accorgeranno di fare meno fatica rispetto al metodo tradizionale e ti seguiranno più volentieri. Ovviamente, come per tutte le cose nuove, bisogna dar loro il tempo di abituarsi. Quello che piace particolarmente agli alunni è il dedicarsi ad attività laboratoriali o comunque partecipative in classe dopo aver seguito la lezione a casa. Ti assicuro che quelli che non hanno guardato il video si sentiranno molto esclusi e si ravvederanno presto, iniziando a seguire le videolezioni anche loro dalle volte successive. Il segreto sta nell’organizzare attività coinvolgenti e motivanti in classe, ma soprattutto nel valutarle adeguatamente! Spero di esserti stata d’aiuto 🙂

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