Sembra strano…

Sembra strano rimanere a casa la mattina, organizzare le lezioni, registrare un video su un argomento che non avevi ancora affrontato. Poi rispondere ai messaggi dei tuoi alunni, mentre arrivano i whatsapp dei genitori che chiedono spiegazioni.
Noi docenti ancora  non siamo bravi nella cosiddetta didattica a distanza, ma ci stiamo organizzando, chi in modo più rapido, perché già aveva attivato delle attività che prevedevano l’uso degli strumenti digitali, chi più lentamente chiedendo consigli ai più esperti.
E loro, i ragazzi, come si sentono? Avranno festeggiato l’inizio stranamente anticipato delle vacanze pasquali? 

In realtà già dai primi giorni di sospensione i messaggi sono stati numerosi e il tono non è quello della festa: “Prof, mi manca la scuola… Prof, mi mancano le battute dei miei compagni… Prof, mi manca la ricreazione in cortile anche quando c’era freddo, ma noi alunni non lo sentivamo!”

Mi verrebbe da dire: “Sapete ragazzi, la ricreazione nel cortile manca anche a me! Ed è tutto dire perché io, da prof , durante la ricreazione sono una sorvegliante, sono in servizio, però la ricreazione è libertà, anche per noi prof che ora siamo costretti a casa.”

Mi manca il rito dell’ingresso con gli alunni che aspettano, sempre scomposti, nella loro fila i prof che li accompagnano in classe… “Buongiorno professore’ ”
“Buongiorno ragazzi! Avete studiato?”
(Seguono sguardi in varie direzioni del cortile pur di non guardarti negli occhi)

Mi mancano le lezioni mattutine, anche quella della prima ora ridotta a 40 minuti tra l’appello, gli ingressi in ritardo, il ritiro delle giustificazioni, il registro elettronico che (spesso) non va.

Mi manca il contatto con i miei ragazzi, gli sguardi persi nel vuoto mentre cerco di riacciuffare l’attenzione, l’interruzione mentre stai spiegando qualcosa.
La lezione partecipata e il brainstorming, riorganizzando i banchi come fosse un tavolo da riunioni aziendali; e loro, i ragazzi sempre pronti a darti una mano per quello che gli esperti chiamano “setting d’aula”.

Mi mancano anche le scuse fantasiose degli alunni per non aver fatto i compiti.

Mi mancano le chiacchiere nei corridoi, non nella sala docente perché nella mia scuola, dacché lo scorso anno la zona è stata colpita dal terremoto, abbiamo ospitato cinque classi di un plesso di scuola inagibile.

Mi manca il caffè della macchinetta, ancora di più il caffè delle 14.30 preparato con una vecchia moka nello sgabuzzino dei collaboratori e condiviso con i maestri di musica con quella  goliardia che solo le menti da artisti (perché i nostri maestri sono veri musicisti) sanno naturalmente tenere.

Mi mancano le prove dell’orchestra degli alunni il pomeriggio, con la musica a fare da sottofondo ai laboratori pomeridiani o alle riunioni di dipartimento.

Il registro elettronico? No… non mi manca perché lo stiamo continuando ad utilizzare, insieme ad altri strumenti digitali, per la comunicazione con i genitori e con gli alunni.

Noi docenti lo apriamo e controlliamo la pubblicazione di circolari inviate dal preside, mettiamo le consegne delle attività, ma il visto sulla firma elettronica non viene messo perché la scuola a distanza non lo contempla (almeno finora).

Le lezioni sono sostituite da videoconferenze con gli alunni connessi in una classe virtuale e mi stupisco anche della loro compostezza e del rispetto delle regole di comportamento.
Tutto ciò accorcia le distanze, ma non può sostituire il vissuto quotidiano nella classe reale.

La relazione educativa, la collaborazione tra le persone, tra gli alunni non si fa via web, anche se il web può aiutare e tanto.

Ma ci proviamo! Proviamo a rendere le lezioni a distanza qualcosa di vivo, basta una frase in diretta o aggiunta alle consegne, basta scrivere in piattaforma o sul registro elettronico un “Buongiorno ragazzi, come state oggi?”
Ci proviamo, lo dobbiamo ai ragazzi, alle famiglie e anche a noi stessi, docenti spesso vilipesi in un sistema, quello della scuola italiana, che non ha mai dato vera dignità alla nostra professione.

Perché nella scuola 👫👬👭 noi ci crediamo 😀💪 e perché anche se #iorestoacasa la #scuolanonsiferma.

 

Questo articolo è stato pubblicato in Didattica, Esperienze, Testimonianze da Grazia Paladino . Aggiungi il permalink ai segnalibri.

Informazioni su Grazia Paladino

Docente di scienze e matematica presso la scuola secondaria di I grado dell' I.C. "De Roberto" di Zafferana (Catania). Da sempre si occupa di disturbi dell' apprendimento ed inclusione. Nella pratica didattica utilizza le tecnologie, metodi laboratoriali e l'apprendimento collaborativo tramite l' approccio della classe capovolta per permettere a tutti di raggiungere gli obiettivi formativi e di inclusione. E' formatrice riguardo ai temi della didattica per competenze e la classe capovolta. Le sue attività si trovano sul sito personale capovolgilescienze.altervista.org e blog scuolaidea.altervista.org. Amministra insieme a Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro il gruppo Facebook "la classe capovolta" ed "Il compito autentico nella classe capovolta"

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